Programma: Generazione Scenario: Presentazione dei quattro spettacoli finalisti al Premio Scenario 2005: Compagnia Teatro Sotterraneo "11/10 in apnea", Francesca Proia "Qualcosa da Sala, assolo danzato (Studio)", Gaetano Colella e Gianfranco Berardi "Il deficiente", Associazione Culturale Taverna Est "OMare", Consorzio Teatro Tuscia "Quattro" e Teatri Soffiati "Far veleno"

Lunedì 25 luglio ore 21.00
Centrale Idroelettrica di Fies – Sala Turbina 2

Teatro.

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Compagnia Teatro Sotterraneo
11/10 in apnea
Durata 20 minuti

Creazione collettiva di:
Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Matteo Ceccarelli, Claudio Cirri, Daniele Villa.
In scena: Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Matteo Ceccarelli, Claudio Cirri.
Elaborazione drammaturgica: Daniele Villa.
Musiche originali: Lorenzo Piggici.
Sound design: Stefano Simonelli (Kama Studio).
Falegnameria: Gianluca Angelucci, Umberto Bonaventura.
Organizzazione: Simone Sensi.

Sotterraneo e superficie. Microsistema privato e macrosistema sociale a confronto. Tre personaggi che svuotano uno spazio e un intruso. Una vicenda reale attraversata da incursioni non reali. Undici/Decimi è anzitutto un lavoro di ricerca teatrale collettiva dove il risultato è un prodotto di sintesi in cui il collettivo artistico opera da ‘riduttore delle complessità’. La scenografia “riciclata” proviene dai cassonetti della città, gli oggetti di scena vengono usati per quel che sono ma anche rifunzionalizzati. Anche per il testo si può parlare di “riciclaggio” : battute che ritornano, completa interdipendenza fra le diverse parti di parlato, azioni gesti posizioni codificati e riproposti. Niente di quanto si vede è semplice presenza, qualsiasi elemento consuma tutto il suo potenziale prima di essere tralasciato, inscatolato e rimosso dalla scena, dove in ultima battuta non rimarrà che lo spazio vuoto.

F
rancesca Proia
Qualcosa da Sala (Studio)
Assolo danzato
Durata 20 minuti

Di e con: Francesca Proia.
Collaborazione artistica: Danilo Conti.

Assolo danzato, senza volto, in cui la danza si origina da un rapporto intimo ed esclusivo con le vibrazioni della musica per trautonium del compositore Oskar Sala, musica che comunica un senso di solitudine, di inabitato, come può comunicarlo un corpo assorto in meditazione, che si riesce a percepire come oggetto.
La danza si genera e si accosta allo yoga nella volontà di concentrazione su determinati punti del corpo, nel desiderio di diffondere nello spazio il silenzio perfetto interno al corpo. Il corpo è profondamente legato allo spazio: entrambi condividono il fatto di non essere altro che qualcosa in rovina, di inabitato. Il vuoto è la condizione essenziale, e da questo vuoto si formano e si seccano delle figure, che sono come involucri, come pietre, e rappresentano l’aspetto più visionario e colorato dello yoga in quanto viaggio immobile.

Gaetano Colella e Gianfranco Berardi
Il deficiente
Durata 20 minuti

Di: Gaetano Colella e Gianfranco Berardi.
Con: Gaetano Coltella, Gianfranco Berardi, Angela Iurilli e Pietro Minniti.
Disegno luci: Loredana Oddone.
Attrezzeria: Piero Luccarelli, Aldo Colella.

“Deficiente” è colui che ha un deficit, ovvero un limite, una “mancanza”. Partendo da questo la nostra indagine estende il concetto di deficienza non solo al limite psichico o fisico, ma a quello sentimentale, spirituale e morale.
La storia è ambientata in una casa dove vivono tre fratelli in condizioni precarie. Nessuno dei ragazzi possiede un lavoro stabile e uno di loro non lavora affatto, poiché é cieco. Quest’ultimo vive una condizione da privilegiato, in cui l’ordine della casa, lo stile di vita e le abitudini sono a misura delle sue esigenze. e gli altri, loro malgrado, si sentono in dovere di adattarsi a questa condizione. L’equilibrio della famiglia entrerà in crisi quando una donna incinta, fidanzata del cieco, andrà a vivere sotto lo stesso tetto. Da questo momento verranno alla luce tutte le dinamiche conflittuali , rivelando gradualmente alla scena come la “deficienza” sia un elemento di uguaglianza fra gli uomini e quanto smisurata e variegata sia la miseria umana.


Associazione Culturale Taverna Est (Napoli)
In collaborazione con Centro Sociale Damm
OMare
Durata 20 minuti

Di: Sara Sole Notarbartolo.
Con: Glen Çaçi, Giovanni Prisco, Ilaria Migliaccio, Claudio “Topo” Javier Valensuela Benegas, Giulio Barbato.
Disegno luci: Paco Summonte.
Regia: Sara Sole Notarbartolo.

In un luogo di confine cinque immigrati clandestini si sono aggregati in comunità: Samir, argentino, Viciè, napoletano, Tadzio, albanese, Simò, veneto ed Elena, sordomuta dall'incerta nazionalità.
Il loro obiettivo è quello di raggiungere il mare, la libertà. Ma qualcosa è accaduto in questa piccola comunità che, oltre alle continue persecuzioni estene (richieste di documenti e permessi di soggiorno) comincia ad incrinarsi, lentamente, dall’inetrno.
‘OMare è la storia di una piccola rivoluzione possibile. Testimonia la realtà di minime zone di resistenza in cui le cose che accadono - sublimi o terribili - vengono celebrate e non consumate.. I personaggi di ‘OMare per restare nascosti fanno spettacoli, suonano, si mostrano al pubblico. Stanno camminando da molti anni senza motivo, solo perché nessuna terra è la loro terra, perché non hanno il ”permesso di soggiorno” e quindi l'unica cosa possibile è quella di andare, di continuo, verso il mare, qualsiasi cosa nasconda.


Consorzio Teatro Tuscia
Antonella Morea, Ivan Castiglione, Lisa Falzarano, Daniele Russo in:
Quattro
Durata 20 minuti

Scritto e diretto da: Mario Gelardi e Giuseppe Miale di Mauro.
Scene: Roberto Crea.
Costumi: Alessandra Gaudioso.
Musiche: originali Paolo Coletta.

Spettacolo vincitore del Premio Scenario nella sezione “Premio Ustica per il teatro”.

Morire a 14 anni per errore. Per aver commesso la «leggerezza» di fermarsi a chiacchierare davanti alla porta di casa. Si chiamava Annalisa. Un colpo di pistola alla testa gli ha tolto ogni speranza. I suoi killer volevano colpire un uomo, un boss della camorra, per regolare vecchi conti fra malavitosi. Ma lui, il boss, ha capito di essere l'obiettivo dell'agguato e «si è fatto scudo della ragazza tirandola per i capelli», come hanno raccontato testimoni oculari.
Questo è il fatto!
Noi non vogliamo fare teatro cronaca, vogliamo prendere questa storia come un topos drammaturgico: Annalisa come simbolo di tutte le vittime innocenti della “guerra quotidiana” delle nostre città.
Abbiamo scelto di raccontare questa vicenda da quattro punti di vista diversi.
Quattro personaggi che sembrano andare ognuno per la sua strada. Quattro identità, ognuno simbolo di una faccia di Napoli, di un modo di vedere la città. Quattro vite distanti fino al giorno in cui il destino decide di puntare il dito verso di loro. Ed ecco che il cerchio si stringe, e quella “guerra” che appariva distante, estranea, entra nelle loro case, e sconvolge le loro vite.


Teatri Soffiati (Trento)
Far veleno
Ricaricare-carica (Studio)
Durata 20 minuti

Interpreti: Klaus Saccardo, Alessio Kogoj, Claudio Quinzani, Soledad Rivas.
Testi: Klaus Saccardo, Alessio Kogoj, Claudio Quinzani.
Drammaturgia e regia: Alessio Kogoj.
Organizzazione: Claudio Quinzani.

…perché la vita è incontrarsi e illuminare il buio
perché la vita è incontrarsi, magari sotto il sole
dove si incontrano donne sulle biciclette
con il vento contro che scopre le orecchie
…perché la vita è lottare per certe carezze
perché la vita è morire per certe cose non dette
ed è là dove contano gli imbarazzi e le timidezze.
(L. Carboni)

Far veleno a piccole gocce, come un antidoto, un siero. Un veleno per gli occhi che non anestetizza: lucida.
Questa è la storia di un incontro definitivo. Protagonisti:Uomo Ricarica, Nostalgia, Niente e Separazione (due uomini imbastiti).
L’Uomo Ricarica ha sempre avuto un piano.
Lo ha sempre covato il suo piano. Ed ora è venuto il momento di realizzarlo.
Tutto comincia dalla fine…


Online Festival 2005 (Fotografie, video e interviste):

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