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Mariangela Gualtieri: Sue lame, suo miele Letture e testi di Mariangela Gualtieri. Scelta musicale di Andrea Felli. Mercoledì 28 luglio > Centrale Idroelettrica di Fies > ore 20.00. Durata 50 minuti > Ingresso euro 5,00 (No Gavial Card, prenotazione obbligatoria). Note: La poesia vuole essere detta, vuole respiro, saliva, corpo e voce. Vuole uscire dalla polvere della pagina scritta, dalla letterarietà, dalla camera chiusa del pensiero, sbavarsi in una bocca che porta bene impressa la terra in cui è nata, il pane che ha mangiato, il vino che ha bevuto. La poesia vuole diventare musica. E' culto festivo: se si è in tanti ad ascoltarla allora diventa la festa di tanti, una festa del dire e dell'udire. Mariangela Gualtieri è autrice di teatro. Ha fondato insieme al regista Cesare Ronconi il Teatro Valdoca, nel quale è attiva come drammaturga. Del 1992 la sua prima raccolta di versi Antenata, ed. Crocetti, seguita nel 1995 da Fuoco Centrale, e nel 1997 da Nei leoni e nei lupi, entrambi editi da I Quaderni del Battello Ebbro. Nel 1995 esce Nessuno ma tornano, a cura di Valentina Valentini, ed. Centro Editoriale e Librario Università degli Studi della Calabria e, nel 1996, Sue dimore, Catalogo del Palazzo delle Esposizioni, Roma. Dellautrice il Teatro Valdoca ha pubblicato nel 1999 Parsifal e nel 2000 Chioma. Nel 2001 cura la drammaturgia di Predica ai pesci. Nel 2002 è protagonista insieme a Cesare Ronconi, Gabriella Rusticali e Danio Manfredini di una sezione di Terzo Orecchio- Teatri alla Radio, progetto di Mario Martone per Radio 3 Rai; scrive e interpreta NON-splendore rock, lettura concerto con musiche di Aidoru, per la regia di Cesare Ronconi. E da poco uscita la raccolta dei suoi scritti teatrali, FUOCO CENTRALE e altre poesie per il teatro, presso la Casa Editrice Einaudi. In preparazione, sempre per Einaudi, la raccolta dei versi inediti. Citazioni dalla critica: E poco il poco che so e di questo/ poco io chiedo perdono. Io chiedo/ perdono per quello che so, perdono io chiedo/ per tutto quello che so : così scrive nel suo Parsifal Mariangela Gualtieri, una delle voci più belle e nobili di questa epoca, che senza opporre resistenza si lascia invadere dalla pena della vita e, verso a verso, faticosamente, la trasforma in canto. E in quel poco, e nella vergogna di averlo intuito, lessenza dellarte. Marco Lodoli, Diario, 28 luglio 2000 Mariangela Gualtieri non concepisce la natura né come entità né come metamorfosi, ma piuttosto come una meta spirituale da raggiungere e tramandare poeticamente. Due verbi che si intrecciano in una sorte comune: tramandare la natura ha valore soltanto se il cammino precedente ne ha avuto a sua volta, se ha osservato nel profondo quanto veniva offerto ai suoi occhi: popoli, cespugli, angeli, le minime differenze di luce, odore, di gesti e di dialetti durante il susseguirsi dei giorni e delle notti E perciò evidente al di là di ogni abuso etimologico che il gesto del tramandare converge con il tradurre: ne è un altro volto, quello visibile alla comunità, e si delinea via via che le cose viste camminando vengono riscritte nella lingua attuale del luogo attuale, con le sue diverse sillabe e pause, con i suoi nomi e i suoi cognomi. Milo De Angelis, Vigilia della grande parità, in Sue Dimore, Roma 1996 Una poesia che oscilla tra la chiamata e la fuga, tra il presagio di senso e lorrore per il nulla, tra la paura della sommersione e la fede nelle forze che traggono comunque dalle acque. La frequentazione delle cose è percorsa dal brivido della morte e dalla preghiera di una luce, dal sussulto inatteso della speranza. Essere avvolti nellombra non impedisce il riverbero, e la poesia della Gualtieri è tutta sollecitata dalla luce, persino nel fondo dellorrore. Ma tutta questa poesia è come un brulichío da cui scintillano immagini di violenza e di dolcezza, strappi di brutalità e sussurri di gentilezza. Ci sono immagini memorabili, intuizioni rapide e nitide nellininterrotto gridare di questo monologo. Sembra che il caos della realtà venga richiamato alla visione dinsieme che il poeta , più che prospettarsi nella coscienza, ritrova nellinconscio, nel raccoglimento cieco dellanima. Franco Loi, Lo specchio rotto, prefazione a Antenata di M. Gualtieri, Crocetti, Milano 1992 Area Online Festival
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