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RINO SUDANO
ASSENZA, OVVERO LE BANANE DELLA NORVEGIA

Domenica 31 luglio / h 00.00
Turbina 2
durata 30 minuti
Ingresso gratuito

ideazione Rino Sudano
gentilmente concesso da Fabio Acca
realizzazione Antonio Rinaldi, Jacopo Lanteri e Fabio Acca

RINO SUDANO (Catania, 1944; Quartu S. Elena, 2005) può essere considerato uno dei pochi maestri “occulti” della scena italiana. La sua rimozione, infatti, è stata tanto profonda quanto ostinata e rigorosa è stata l’azione dello stesso nella definizione di una lotta - etica ed estetica - dentro il teatro di ricerca. Fondatore nel 1962, insieme a Carlo Quartucci e Leo De Berardinis, del “Teatro della Ripresa”, partecipa da protagonista ad alcuni episodi seminali per la definizione del Nuovo Teatro Italiano (Finale di partita, 1964; Aspettando Godot, 1965; Zip, 1965). Dal 1974, con il suo Gruppo Quattro Cantoni, inaugura un proprio progetto di riconfigurazione politica del teatro e dell’attore, costantemente teso, senza cedimenti formali, allo smascheramento ideologico della rappresentazione. I sette contro Tebe (1974), Il Capitale di Carlo Marx (1975), Mors I – III(1977-80), Turandot (1977), Orestea (1981), sono solo alcune tappe di questa indagine, che egli alterna ad una ossessiva esplorazione della drammaturgia di Samuel Beckett, diventandone uno dei maggiori interpreti. Nel 1984, Sudano avvia un rapporto felice con la Sardegna, che lo porta alla fondazione, nel 1987, di un proprio spazio teatrale a Cagliari. Il “Palazzo d’Inverno” diventa un punto importante di approdo della sua sperimentazione, culminata, sempre all’insegna del magistero beckettiano, in Testo e contesto (1990), daiFinnegans Wake di Joyce. Negli anni successivi, e fino alla morte, la ricerca di Sudano è segnata soprattutto da una scrittura per voce sola, che egli interpreta in rarefatti monologhi d’attore (Tre recite, 1991; La volpe e l’uva, 1994 Adesso non c’è più, 2001), fino all’estenuante, tragico Assenza (2003), sorta di testamento poetico per una parola ormai al confine di una sua imminente sparizione.

ASSENZA, OVVERO LE BANANE DELLA NORVEGIA è un lavoro scritto da Sudano in previsione della propria morte, per essere replicato all'infinito dopo la sua scomparsa. Una voce parla, racconta, provoca, inveisce contro il pubblico presente, nella lucida consapevolezza del corpo ormai assente dell'attore. Un dire che attraversa tutte le tonalità del comico e del tragico, della farsa e del melodramma, del senso e del surreale, per richiamare lo spettatore a un atto di testimonianza estrema verso l'eterna contraddizione dell'esserci.