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Teatro
Bebo Storti
Mai morti
Testo e regia di Renato Sarti, con Bebo Storti. Produzione Teatro della Cooperativa e Teatridithalia.
Una storia di ieri che porta ad un oggi che fa paura, una storia di un uomo senza vergogna che, esponente della X Mas, non solo non rinnega il suo passato, ma lo glorifica e lo vede rinascere in forme diverse, ma in uguale sostanza.
Una denuncia lucida, durissima, piena di fatti, di date, di storie: la miglior smentita di ogni ipocrita revisionismo storico.
Nota dellAutore Renato Sarti
Quando chiesero a Stanley Kubrick la sua opinione su Schindlers list, il grande regista rispose che la storia dello sterminio non è la vicenda di tremila ebrei salvati, ma la tragedia di sei milioni di ebrei uccisi. Quando si parla dello sterminio, con operazioni rivolte alle grandi masse, si tende molto spesso a smussare la portata degli avvenimenti, a non raccontare tutto fino in fondo.
In Italia questo fenomeno assume dimensioni particolari e ancora più preoccupanti.
Milioni di italiani sono accorsi a decretare il trionfo de La vita è bella (un film che, al di là del valore artistico, fornisce unimmagine estremamente edulcorata e irreale dei lager nazisti); milioni di italiani si sono commossi per la fiction proposta dalla RAI su Perlasca, litaliano coraggioso che salvava gli ebrei, fratello nostrano di Oskar Schindler.
Pochissimi italiani conoscono invece, tanto per fare un esempio, Il leone del deserto, un film di parecchi anni fa nel quale Oliver Reed interpretava il ruolo del viceré Rodolfo Graziani. Perché non è stato distribuito nelle sale? Semplice, perché racconta le nefandezze compiute dallesercito italiano in Africa. Le reti televisive si guardano bene dal mandarlo in onda. Quello sarebbe un film istruttivo da proiettare in prima serata il prossimo 27 gennaio.
Da una parte si esalta, si esagera il mito fasullo degli italiani brava gente, dallaltra si occulta, si minimizza la portata storica delle atrocità. La sensazione è che gli italiani non sappiano, né tanto meno vogliano sapere: ma perché ricordare? Perché rivangare ancora queste cose?
Finalmente il 27 gennaio, giorno della liberazione di Auschwitz, lanno scorso è stato decretato giornata nazionale della memoria, dopo ben 55 anni di tentennamenti, diatribe e indecisioni; purtroppo la legge non fa riferimento al fascismo, ma solo al nazismo.
In fatto di xenofobia, razzismo, nazionalismo il nostro paese non è stato secondo a molti.
Ma non si tratta solo della Memoria del ventennio. Il 46% dei ragazzi degli istituti tecnici e dei licei milanesi (in un sondaggio dellISMEC) sono convinti che la strage di piazza Fontana sia stata compiuta dalle brigate rosse, quando ormai è assodato, cè una sentenza a conferma, che la strage è stata ideata e realizzata dai neonazisti del veneto nero, dagli apparati segreti dello stato e dalla CIA.
Un sondaggio come questo dovrebbe far rabbrividire e far correre ai ripari.
Siamo costretti invece a leggere in prima pagina che alcuni dei rappresentanti più autorevoli della maggioranza discutono se Mussolini fosse o non fosse un grande statista. Mussolini è stato un criminale di guerra.
La moglie e le figlie di Pinelli hanno perso anche la speranza nella giustizia. Non si tratta di una questione privata. Quel processo è chiuso per sempre.
Mi sembra ci sia poco da aggiungere. Tantissimo da fare.
Mai Morti nasce per questo.
Mai Morti era il nome di uno dei più terribile battaglioni della Decima Mas. A questa formazione che operò a fianco dei nazisti nella repressione antipartigiana, e al magma inquietante del pianeta fascista, il personaggio guarda con delirante nostalgia.
Bebo Storti sul palcoscenico in una veste insolita, affronta il difficile compito di dare voce a un nostalgico delle belle imprese del ventennio fascista, oggi impegnato in prima persona a difesa dellordine pubblico contro viados, extracomunitari, zingari, drogati.
Durante una notte milanese dei tempi nostri il protagonista ricorda episodi a lui sacri, lontani, cari. Evoca il bellagire della Ettore Muti, banda fascista che Mussolini elevò a legione autonoma e che rimarrà tragicamente nella memoria della città per la ferocia delle torture praticate allinterno del Piccolo Teatro dei via Rovello. Rivive la strage della comunità copta di Debrà Libanos, dove nel 1937 il viceré Rodolfo Graziani e il generali Maletti Pietro Senior si resero protagonisti delleccidio di 2000 fra fedeli e diaconi. Accenna alluso indiscriminato e massiccio dei gas da parte dellesercito italiano in Africa contro le popolazioni civili. E ancora rievoca alcune delle più orribili imprese portate a termine dalla Decima Mas che oggi si cerca di far passare per una pacifica combriccola di patrioti. Parla anche di Piazza Fontana, rimpiange i tempi in cui i neofascisti disseminavano bombe nelle piazze e si potevano scaraventare anarchici tranquillamente dalla finestra, raccontare frottole a destra e a manca e farla comunque sempre franca.
Un monologo che cerca di rammentare, a chi se lo fosse dimenticato o non lo avesse mai appreso, che la parola antifascismo in Italia ha ancora un fondamentale e profondo motivo di esistere.
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