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CODICE IVAN: MUORI // SOUNDS GOOD - PRIMO AVVICINAMENTO AL REQUIEM DI MOZART
2013 / 50 min
productions /


Ph_Alessandro Sala
Ph_Alessandro Sala

EN

creazione/creation Codice Ivan
con/with Anna Destefanis, Leonardo Mazzi, Benno Steinegger
collaborazione alla drammaturgia/collaboration on the dramaturgy Simona Bonacina
setting/setting Codice Ivan con Giovanni Marocco
produzione/production Codice Ivan
coproduzione/coproduction Centrale Fies (Dro)
con il sostegno di/with the support of Provincia Autonoma di Bolzano Alto Adige,Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano, Il Vivaio Del Malcantone (Firenze), Contemporanea Festival (Prato)
residenze/residences Centrale Fies (Dro), Il Vivaio Del Malcantone (Firenze), SpazioK – Kinkaleri (Prato), Angelo Mai Altrove Occupato (Roma)
grazie a/thanks to Giulia Pastore e/and Private Culture per il brano/for the song IT’S BEEN REAL

Perché noi siamo la morte, oltre che la vita (Lester Bangs)

Vita e morte non coincidono, ma vorremmo vivere così: pieni di vita perché consapevoli che stiamo morendo.

MUORI indaga non la morte in sé ma il decadere di ciò che forma l’identità. Indaga lo scorrere del tempo e l’abbandono. E lo fa attraverso tre linguaggi e tre momenti temporali che convivono e si confrontano. La parola crea drammaturgia attraverso il corpo e i resti delle azioni divengono reliquie e successivamente immagine in movimento. La memoria rigenera la vita e compone nuove prospettive oltre la caduta, che non è, essenzialemnte, fisica.

Tutto si completa quando il corpo in azione è sfinito. Cadono tutte le forme dell’identità lasciando spazio all’essenza. La luce diventa protagonista.

Il Requiem di Mozart entra in scena come cortocircuito: ingurgita parola, azione e immagine, svelando un nuovo piano. Uno sguardo altro che apre ad una nuova vita. Non si tratta di un’invito a morire ma di uno stimolo alla vita.

La vita e la morte, una sull’altra, una dentro l’altra.

La composizione di un Requiem contemporaneo, non può essere altro che la scelta di vivere, fino in fondo, l’esperienza vita. Esserci ed esserci nel rischio della caduta e del giudizio.

“Non aver paura di essere giudicato. Non aver paura di essere ricordato”.


EN

 

We are death, as well as life! (Lester Bangs)

Life and death do not coincide, but we would like to live like this: full of life because conscious that we are dying.

MUORI does not investigate death but the decay of what creates identities. It investigates the passing of time and abandonment. And it does it through three time-layers and three languages (words, body, image), which coexist and confront oneself with the other on stage. Words create dramaturgy through the body and what remains from the actions becomes at first relics then image in movement. Memory regenerates life and composes new perspectives, beyond the fall, which is not just physical falling.

Once the body in action is exhausted, the picture becomes complete. Identity collapses, leaving space to the essence. Light becomes the protagonist.

Mozart’s Requiem gets on stage as a thunder, swallowing words, actions and images, revealing a new level. A different perspective where the poetic dimension opens to a new life. It is not an invitation to die but a motivation to live.

Life and death one on the other, one in the other.

The composition of a contemporary Requiem can not be other, than the choice to live the experience of life. To be present, also when you risk to fall.

“Do not be afraid to be judged. Do not be afraid to be remembered.”























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