Marco D’Agostin
Avalanche

data / date
25.07 h. 22.00
luogo / place Sala Comando
durata / duration 50’



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di / concept, choreography Marco D’Agostin
con / performed by Marco D’Agostin, Teresa Silva
suono / sound Pablo Esbert Lilienfeld
luci / lights Abigail Fowler
vocal coach Melanie Pappenheim
movement coach Marta Ciappina
consulenza / advice Chiara Bersani, Tabea Martin
costumi / costumes Eva di Franco
direzione tecnica / technical direction Paolo Tizianel
cura e promozione / care, promotion Marco Villari
coprodotto da / coproduced by Rencontres Choréographiques de Seine-Saint-Denis, VAN, Marche Teatro, CCN de Nantes
con il supporto di / supported by O Espaco do Tempo, Centrale Fies, PACT Zollverein, Tanzhaus Zurich, Sala Hiroshima, ResiDance XL

In “Avalanche” i due esseri umani protagonisti vengono osservati da occhi ciclopici come antiche polveri conservate in un blocco di ghiaccio. Camminano all’alba di un nuovo pianeta, sotto il peso della loro millenaria tristezza. Tutto quello che non è sopravvissuto agisce, invisibile, su tutto ciò che invece è rimasto e che viene rievocato come regola, collezione, elenco di possibilità. La danza si pone in una costante tensione verso l’infinito dell’enumerazione, alla ricerca accanita di un esito. Gli occhi socchiusi, come a proteggere lo sguardo dalla luce accecante di un colore mai visto, afferrano l’abbaglio di un’estrema possibilità: una terra di sabbia e semi sulla quale qualcuno imparerà nuovamente a muoversi, dopo che anche l’ultimo archivio sarà andato distrutto.

Marco D’Agostin è un artista attivo nel campo della danza e della performance. I suoi lavori interrogano con insistenza i temi della memoria, dell’estinzione e dell’intrattenimento. Circuitano dal 2010 ad oggi in tutta Europa ed hanno ricevuto numerosi riconoscimenti in Italia (Premio Gd’A Veneto, Premio Prospettiva Danza, Menzione Speciale Premio Scenario) e all’estero (BEFestival, (Re)connaissance, MasDanza, Aerowaves).

Web Site


In “Avalanche” the two protagonist human beings are being observed by the eye of a Cyclops, as ancient dusts preserved in a block of ice. They walk at the dawn of a new planet, under the weight of their millennial melancholy. What hasn’t survived acts like an invisible force over what did remain and it is now being recalled as a rule, a collection, a list of possibilities. The dance lives in a constant tension towards the infinite of enumeration, desperately looking for an outcome.
Half-closed eyes, as to protect the gaze from the blinding light of a never-seen colour, grab the blaze of one last possibility: a land of sand and seeds on which someone else will learn how to move, after the last archive will be destroyed.

Marco D’Agostin is an artist active in the field of dance and performance. His works question with insistency the themes of memory, extinction, entertaining. They tour in Europe since 2010 and have been acknowledged nationally (Premio Gd’A, Premio Prospettiva Danza, Premio Scenario) and internationally (BEFestival, (Re)connaissance, MasDanza, Aerowaves).





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