24-27.07.2025
Dopo Enduring Love ed Evolving Love, immaginati da Centrale Fies per esplorare le arti performative contemporanee italiane attraverso una lente affettiva e curatoriale, arriva RADICAL LOVE.
Il progetto presenta o ripresenta al pubblico estivo, i lavori di compagnie amati da pubblico e critica e di artisti e artiste che hanno coltivato con Fies relazioni profonde, nel corso degli anni. RADICAL LOVE racconta anche l’impegno a lungo termine di Centrale Fies nel sostenere pratiche artistiche innovative e relazioni decennali con compagnie italiane, come nel caso di FIES FACTORY. Dal 2006 Centrale Fies e le compagnie sono cresciute insieme non solo negli ambiti della performance, del teatro, e della danza contemporanea, ma hanno abitato luoghi dapprima sconosciuti per queste pratiche, come gallerie, musei e triennali. Hanno vinto i premi più importanti come Leoni d’oro e D’argento alla Biennale di Venezia, e fatto lunghissime tournee in giro per il mondo.
Il progetto vedrà anche open studio e incontri, per indagare la trasformazione continua delle pratiche artistiche e delle connessioni affettive, sociali e istituzionali.
After Enduring Love and Evolving Love, conceived by Centrale Fies to explore contemporary Italian performance arts through an affective and curatorial lens, comes RADICAL LOVE. The project presents — or re-presents — to the summer audience the works of beloved companies by both the public and critics, as well as of artists who have cultivated deep, long-standing relationships with Fies over the years.
RADICAL LOVE also reflects Centrale Fies’ long-term commitment to supporting innovative artistic practices and decade-long collaborations with Italian companies, as shown by FIES FACTORY. Since 2006, Centrale Fies and these companies have grown together not only in the fields of performance, theater, and contemporary dance, but have also inhabited spaces once unfamiliar to these practices, such as galleries, museums, and triennials. They have gone on to win major awards like the Golden and Silver Lions at the Venice Biennale and have toured extensively around the world. The project will also feature open studios and gatherings, aimed at investigating the ongoing transformation of artistic practices and the evolving affective, social, and institutional connections that shape them.
24 – 27.07.25
EXHIBITION Undomesticated Ground
con Giulia Crispiani e Golrokh Nafisi, Elizabeth A. Povinelli, Théophile Peris, Marcos Kueh
a cura di / curated by Simone Frangi e Barbara Boninsegna

about the exhibition
Undomesticated Ground è il terzo episodio di una trilogia di mostre collettive dedicate ai concetti formulati da Stacy Alaimo nella sua produzione teorica, che ha esordito nel 2023 con un primo episodio incentrato sulla nozione di naked word (parola nuda) che Alaimo impiega per qualificare il corpo in protesta e in solidarietà con altri agenti non umani e che si è sviluppata nel 2024 con un secondo episodio dedicato al concetto di material self (sé materiale) – con cui Alaimo esplora l’inedita vicinanza del corpo umano all’ambiente e una rinnovata comprensione, di tipo relazionale, dei concetti di “casa”, “rifugio” e di “abitare il mondo”. Il terzo episodio della trilogia prende spunto dal saggio Undomesticated Ground scritto da Alaimo nel 2000 con l’obiettivo di decostruire criticamente le prospettive teoriche e simboliche che hanno costruito – particolarmente in Occidente – un’idea di “natura” oggettificata, addomesticata e disponibile, da cui estrarre risorse materiali, simboliche e cognitive. In linea con le istanze di Alaimo, la mostra riunisce prospettive artistiche che sovvertono lo spazio deterministico di questa idea di “natura” e che reclamano la vita biologica – sia degli umani che di altri agenti non umani – come uno spazio indisciplinato e disobbediente, carico di possibilità politiche e immaginative. Uno spazio non neutro, romantizzato ma piuttosto attraversato da storie di colonialità (esterna ed interna), rotture ecologiche, assegnazioni di genere e razziali nonché suddivisioni di valore calcolate su basi economiche e di classe.
La mostra si inserisce in questo solco, raccogliendo opere che interrogano le tassonomie imposte sia all’umano e più che al più-che-umano dalle imprese imperiali occidentali, dal capitalismo, dall’emergenza della proprietà privata come strumento di estrazione personalistica dalla terra nonché dall’organizzazione del suolo in virtù di un urbanismo antropocentrico.
Undomesticated Ground is the third episode of a trilogy of group exhibitions dedicated to the concepts formulated by Stacy Alaimo in her theoretical work. The trilogy began in 2023 with a first chapter centered on the notion of the naked word, which Alaimo uses to describe the body in protest and in solidarity with other non-human agents. It continued in 2024 with a second episode exploring the concept of the material self—a term through which Alaimo investigates the unprecedented closeness of the human body to its environment, and a renewed, relational understanding of the notions of “home,” “shelter,” and of “inhabiting the world.” The third and final chapter of the trilogy draws from Alaimo’s 2000 essay Undomesticated Ground, written with the aim of critically deconstructing the theoretical and symbolic frameworks—especially in the West—that have shaped an objectified, domesticated, and extractable idea of “nature.” In line with Alaimo’s propositions, the exhibition gathers artistic perspectives that subvert the deterministic space of this concept of “nature” and reclaim biological life—both human and non-human—as an unruly and disobedient field, charged with political and imaginative potential. A space that is not neutral nor romanticized, but rather traversed by histories of coloniality (both external and internal), ecological ruptures, gendered and racial assignments, and value divisions calculated through economic and class-based logics.
The exhibition follows this trajectory, presenting works that question the taxonomies imposed on the human—and even more so, on the more-than-human—by Western imperial enterprises, capitalism, the rise of private property as a tool of personalistic extraction from land, and the organization of ground through anthropocentric urbanism.
WORKSHOP
DA GIOVEDÌ 24 A DOMENICA 27 LUGLIO – FROM THURSDAY 24 TO 27 JULY
Scrivere dove brucia. Una grammatica amorosa e radicale per abitare la soglia prima della performance
di Stefania Santoni
Il costo del workshop è di 60 euro e comprende gli ingressi a tutti gli spettacoli in programma a RADICAL LOVE.
per info e iscrizioni: info@centralefies.it | +39 3312545825
about the workshop
C’è un momento, prima di ogni performance, in cui qualcosa cambia. È una soglia: invisibile, ma reale. Un passaggio tra il fuori e il dentro, tra il quotidiano e l’inatteso. In questo laboratorio di scrittura, ci incontreremo proprio lì, sulla soglia. Scriveremo per preparare il corpo e il pensiero, per accendere l’attenzione, per abitare con più consapevolezza l’incontro con ciò che andremo a vedere. Lo faremo con parole semplici, frammenti, immagini. Non serve aver già scritto, non serve “saper scrivere”: basta portare con sé un varco aperto, uno spiraglio d’incanto. Scriveremo per desiderio, per amore, per ascolto. Per lasciare traccia di ciò che si muove dentro di noi prima di ogni spettacolo. Ogni giorno ci ritroveremo per scrivere insieme: brevi testi, appunti, micro-visioni nate da un ascolto attento, da ciò che vibra nell’attesa, da ciò che resta o scivola via nel passaggio. Nel corso del laboratorio, alcune di queste parole verranno raccolte, accostate, intrecciate con cura. Diventeranno un incantesimo collettivo amoroso: un testo corale, una formula poetica capace di custodire le molte forme che l’amore può assumere quando si fa radicale. Creeremo uno spazio accogliente, orizzontale, aperto a tuttə. Un tempo sospeso per scrivere insieme dove brucia, e scoprire che anche la scrittura può essere un atto d’amore radicale.
There’s a moment, just before every performance, when something shifts. It’s a threshold: invisible, yet real. A passage between outside and inside, between the everyday and the unexpected. In this writing workshop, we will meet precisely there—on the threshold. We will write to prepare the body and the mind, to spark awareness, to inhabit the encounter with what we are about to witness with greater presence. We will use simple words, fragments, images. No previous writing experience is needed, no need to “know how to write”: all you need is an open passage, a crack of wonder. We will write out of desire, out of love, out of attentive listening. To leave a trace of what stirs within us before each performance. Each day, we will gather to write together: short texts, notes, micro-visions born from careful listening, from what resonates in the waiting, from what lingers or slips away in the passage. Throughout the workshop, some of these words will be gathered, placed side by side, delicately woven together. They will become a loving collective spell: a choral text, a poetic formula capable of holding the many shapes love can take when it becomes radical. We will create a welcoming, horizontal space open to everyone.
A suspended time to write where it burns, and to discover that writing, too, can be a radical act of love.

about the workshop
C’è un momento, prima di ogni performance, in cui qualcosa cambia. È una soglia: invisibile, ma reale. Un passaggio tra il fuori e il dentro, tra il quotidiano e l’inatteso. In questo laboratorio di scrittura, ci incontreremo proprio lì, sulla soglia. Scriveremo per preparare il corpo e il pensiero, per accendere l’attenzione, per abitare con più consapevolezza l’incontro con ciò che andremo a vedere. Lo faremo con parole semplici, frammenti, immagini. Non serve aver già scritto, non serve “saper scrivere”: basta portare con sé un varco aperto, uno spiraglio d’incanto. Scriveremo per desiderio, per amore, per ascolto. Per lasciare traccia di ciò che si muove dentro di noi prima di ogni spettacolo. Ogni giorno ci ritroveremo per scrivere insieme: brevi testi, appunti, micro-visioni nate da un ascolto attento, da ciò che vibra nell’attesa, da ciò che resta o scivola via nel passaggio. Nel corso del laboratorio, alcune di queste parole verranno raccolte, accostate, intrecciate con cura. Diventeranno un incantesimo collettivo amoroso: un testo corale, una formula poetica capace di custodire le molte forme che l’amore può assumere quando si fa radicale. Creeremo uno spazio accogliente, orizzontale, aperto a tuttə.
Un tempo sospeso per scrivere insieme dove brucia, e scoprire che anche la scrittura può essere un atto d’amore radicale.
GIOVEDÌ 24 LUGLIO – THURSDAY 24 JULY
ore/h 19.00
Sotterraneo – L’angelo della storia
Turbina 2 – 90′

Presenza di luci stroboscopiche, presenza di fumo scenografico / Presence of strobe lights, presence of scenic smoke
about the performance
L’Angelo della Storia assembla aneddoti storici di secoli e geografie differenti, gesti che raccontano le contraddizioni di intere epoche, momenti che in una parola potremmo definire paradossali. Ispirandoci a quelle che il filosofo Walter Benjamin chiamava costellazioni svelate, proviamo a comporre una nostra personale mappa del paradosso fatta di microstorie, istanti sospesi, momenti fatali di persone illustri o sconosciute. Oggi che la complessità ci richiede nuovi processi cognitivi, ci piace pensare che a teatro si possano recuperare narrazioni e circostanze a cui Sapiens ha aderito nei millenni, smontarle, ricombinarle, prenderne distanza allontanandoci nel tempo e cercare almeno un po’ di quella vertigine che coglie un astronauta quando osserva la Terra allontanandosi nello spazio.
Sotterraneo è un collettivo di ricerca teatrale, riceve negli anni vari riconoscimenti tra cui Premio Lo Straniero, Premio Hystrio, Be Festival First Prize, Silver Laurel Wreath Award e tre Premi UBU di cui due per spettacolo dell’anno con Overload e L’ Angelo della Storia. Fa parte del progetto Fies Factory, è residente presso Teatri di Pistoia ed è Artista Associato al Piccolo Teatro di Milano.
L’Angelo della Storia assembles historical anecdotes from different centuries and geographies—gestures that express the contradictions of entire eras, moments that, in one word, we could define as paradoxical. Inspired by what the philosopher Walter Benjamin referred to as unveiled constellations, we attempt to create our own personal map of paradox composed of micro-stories, suspended instants, and fateful (fatali) moments from the lives of both famous and unknown people. Today, as complexity demands new cognitive processes from us, we like to think that theatre can recover narratives and circumstances to which Homo sapiens has adhered over millennia, dismantling them, recombining them, and gaining distance by stepping back in time, and seeking at least that feeling of vertigo an astronaut feels when seeing Earth shrink in the distance.
Sotterraneo is a theater research collective that has received several awards over the years, including the Lo Straniero Prize, the Hystrio Prize, the Be Festival First Prize, the Silver Laurel Wreath Award, and three UBU Awards, two of which were for Best Show of the Year with Overload and L’Angelo della Storia. He is part of the Fies Factory project, and is based at the Teatri di Pistoia, and he is an Associate Artist at the Piccolo Teatro di Milano.
creazione Sotterraneo | ideazione e regia Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Daniele Villa | in scena Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Lorenza Guerrini, Daniele Pennati, Giulio Santolini | scrittura Daniele Villa | luci Marco Santambrogio | costumi Ettore Lombardi | suoni Simone Arganini | montaggio danze Giulio Santolini | responsabile produzione Eleonora Cavallo | assistente produzione Daniele Pennati | responsabile amministrativa Federica Giuliano | produzione Sotterraneo | coproduzione Marche Teatro, Associazione Teatrale Pistoiese, CSS Teatro stabile di innovazione del FVG, Teatro Nacional D. Maria II | contributo Centrale Fies, La Corte Ospitale, Armunia | col supporto di Mic, Regione Toscana, Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze | residenze artistiche Centrale Fies, La Corte Ospitale, Dialoghi – Residenze delle arti performative a Villa Manin, Armunia, Elsinor / Teatro Cantiere Florida, Teatri di Pistoia
SOTTERRANEO FA PARTE DEL PROGETTO FIES FACTORY, È ARTISTA ASSOCIATO AL PICCOLO TEATRO DI MILANO ED È RESIDENTE PRESSO TEATRI DI PISTOIA
ore/h 21.30
Sotterraneo – IL FUOCO ERA LA CURA _ Liberamente ispirato a FAHRENHEIT 451 di Ray Bradbury
Turbina 1 – 90′

Presenza di luci stroboscopiche, presenza di fumo scenografico / Presence of strobe lights, presence of scenic smoke
about the performance
“Non è necessario bruciare libri per distruggere una cultura. Basta convincere la gente a smettere di leggerli”
Fahrenheit 451 di Ray Bradbury descrive un futuro distopico in cui è vietato leggere, schermi costantemente accesi alienano il tempo libero delle persone e il tentativo di pensare causa malessere fisico. Ironicamente, il corpo dei pompieri non è più impiegato per spegnere gli incendi, bensì per bruciare i libri e se necessario i loro possessori. Il libro è uscito circa 70 anni fa, nel 1953, ma è ambientato nel futuro, cioè negli anni ’20 del XXI secolo – vale a dire oggi. Tu però ti trovi nel XXI secolo e stai leggendo questo testo, quindi Bradbury si è sbagliato? Dipende come intendiamo la distopia: una previsione sul futuro che a un certo punto viene confermata/smentita oppure un allarme sul presente che continua a rinnovarsi?
Il fuoco era la cura attraversa e rilegge liberamente Fahrenheit 451, lo consuma come si fa con un libro amato, letto mille volte e trascinato in mille luoghi, lo sporca, lo dimentica da qualche parte e poi lo ritrova, mentre la copertina sbiadisce, la carta si scolla e le pagine si riempiono di appunti, biglietti, segnalibri e ricordi. Cinque performer ripercorrono la storia del romanzo, si identificano coi personaggi, si muovono in senso orizzontale mappando i coni d’ombra, le cose che Bradbury non ci spiega o non ci racconta, creando linee narrative parallele, deviazioni teoriche, costruendo anche le cronache di un tempo intermedio fra il nostro presente e un futuro anticulturale in cui l’istupidimento ci salva dal fardello del pensiero complesso.Se Bradbury si fosse sbagliato solo di qualche anno, se Fahrenheit 451 accadesse davvero, noi cosa faremmo?
“You don’t have to burn books to destroy a culture. Just get people to stop reading them.”
Fahrenheit 451 by Ray Bradbury describes a dystopian future in which reading is forbidden, constantly lit screens alienate people from their free time, and the attempt to think causes physical discomfort. Ironically, the fire department is no longer employed to extinguish fires, but rather to burn books—and if necessary, their owners. The book was published about 70 years ago, in 1953, but it’s set in the future, specifically the 2020s of the 21st century—that is, today. But here you are, in the 21st century, reading this text. So, was Bradbury wrong? It depends on how we define dystopia: a prediction about the future that is either confirmed or disproven at some point—or a warning about the present that keeps renewing itself?
The fire was the cure moves through and freely reinterprets Fahrenheit 451, consuming it the way one does with a beloved book—read a thousand times, dragged to a thousand places—soiling it, forgetting it somewhere and then rediscovering it, while the cover fades, the pages detach, and the book fills with notes, tickets, bookmarks, and memories. Five performers retrace the story of the novel, identify with the characters, move horizontally through its shadowy areas—those things Bradbury doesn’t explain or tell us—creating parallel storylines, theoretical deviations, even constructing the chronicles of an in-between time: between our present and an anti-cultural future where being dumbed down saves us from the burden of complex thought.
If Bradbury was only off by a few years, if Fahrenheit 451 really did happen—what would we do?
creazione Sotterraneo | ideazione e regia Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Daniele Villa | con Flavia Comi, Davide Fasano, Fabio Mascagni, Radu Murarasu, Cristiana Tramparulo | produzione Teatro Metastasio di Prato, Sotterraneo, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale | con il sostegno di Centrale Fies / Passo Nord | residenze artistiche Centro di Residenza della Toscana (Fondazione Armunia Castiglioncello – CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro), La Corte Ospitale, Centrale Fies / Passo Nord
Sotterraneo è Artista Associato al Piccolo Teatro di Milano, fa parte del progetto Fies Factory ed è residente presso l’ATP Teatri di Pistoia
ore/h 23.30
Sotterraneo – Dj show – Twentysomething Edition
Sala Comando – 60′

Presenza di luci stroboscopiche / Presence of strobe lights
about the performance
DJ show è una performance con un obiettivo apparentemente semplice: far ballare un pubblico dentro una drammaturgia. Una playlist di canzoni di ogni genere e epoca viene intervallata da azioni rapide, testi brevi e visioni di passaggio, con l’idea di mettere in campo un esperimento intermedio fra DJ set e teatro dove il vero spettacolo è il pubblico che danza. La domanda diventa: si possono mixare vibrazione musicale istintiva e stimolo cognitivo complesso? Se la risposta è sì: in questo esperimento vibreremo insieme sulle note di alcuni pensieri, rovelli e ansie del nostro tempo. Se la risposta è no: beh, in questo esperimento elimineremo un po’ di tossine, lasciando che le angosce individuali e le nevrosi collettive di questi anni scivolino a terra col sudore.
DJ Show is a performance with a seemingly simple goal: to get an audience dancing within a dramaturgy. A playlist of songs from all genres and eras is interspersed with quick actions, short texts, and passing visions, with the idea of staging an experiment somewhere between a DJ set and theatre—where the real spectacle is the audience dancing. The question becomes: can instinctive musical vibration be mixed with complex cognitive stimulation?If the answer is yes: in this experiment, we’ll vibrate together to the rhythm of some thoughts, dilemmas, and anxieties of our time. If the answer is no: well, in this experiment, we’ll shed some toxins, letting the individual fears and collective neuroses of these years slip to the floor with our sweat.
creazione Sotterraneo | ideazione e regia Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Daniele Villa | con Claudio Cirri, Sara Bonaventura | scrittura Daniele Villa | sound design Mattia Tuliozi | luci Marco Santambrogio | produzione Sotterraneo | con il contributo di Fondazione CR Firenze, Comune di Firenze, Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna “L’Arboreto-Teatro Dimora | La Corte Ospitale” | residenze Laboratorio Nove House, Manifattura Tabacchi, Teatro delle SpiaggeSOTTERRANEO FA PARTE DEL PROGETTO FIES FACTORY, È ARTISTA ASSOCIATO AL PICCOLO TEATRO DI MILANO ED È RESIDENTE PRESSO TEATRI DI PISTOIA
VENERDì 25 luglio – FRIDAY 25 July
ore/h 17.00
Francesca Pennini / CollettivO CineticO – Abracadabra

about the performance
Prosegue l’azione sismica sull’autorialità di CollettivO CineticO iniziata con uno spostamento laterale nei Dialoghi, proseguita con una trasformazione in fantasma per Manifesto Cannibale e catalizzata poi in un esercizio di sparizione radicale dal mondo.
Ora l’assenza si declina nella corporeità dell’immateriale, nell’anatomia dell’allucinazione, nella consistenza del pensiero di chi guarda. Voce e grafia sono sostanza di una parola spogliata dall’informazione e affidata all’incantesimo. Una danza che si rivela nell’invisibilità.
Un corpo capace di riconoscersi solo in ciò che non è mai stato, una voce ventriloqua, una visione non pettinata dalle ciglia. Rimettere assieme la donna tagliata a pezzetti. Un piccolo esercizio di magia. Si chiamerà Abracadabra.CollettivO CineticO è fondato nel 2007 dalla coreografa Francesca Pennini ed è oggi una rete mobile di artistə provenienti da discipline diverse. Focus principale della ricerca è la discussione della natura dell’evento performativo e del rapporto con lo spettatore tramite formati e dispositivi al contempo ludici e rigorosi che si muovono negli interstizi tra danza, teatro e arti visive. Firma ad oggi 64 creazioni vincendo numerosi premi presentando il proprio lavoro in tutto il mondo.
The seismic shift in CollettivO CineticO’s authorship continues—an action that began with a lateral movement in Dialoghi, transformed into a ghostly presence in Manifesto Cannibale, and was later catalysed into a radical vanishing act from the world.
Now, absence takes shape in the corporeality of the immaterial, in the anatomy of hallucination, in the substance of the viewer’s thought.
Voice and writing become the material of a word stripped of information and entrusted to enchantment. A dance that reveals itself through invisibility. A body able to recognise itself only in what it has never been, a ventriloquised voice, a vision untouched by eyelashes.
Piecing the woman back together, cut into fragments.
A small exercise in magic.
It will be called Abracadabra.CollettivO CineticO was founded in 2007 by the choreographer Francesca Pennini and today it’s a network of more than 50 artists coming from different disciplines and backgrounds. Their work crosses genders and codes reformatting the rules of the performative event, it challenges the relationship with the spectator with a rigorous yet ironic approach. The company until now made 64 creations winning many awards presenting their works worldwide.
regia Francesca Pennini | dramaturg, brainstorming Angelo Pedroni | azione e creazione Angelo Pedroni, Francesca Pennini | azioni e creazioni invisibili Carmine Parise | testi e voce Francesca Pennini | musiche e cura del suono Simone Arganini | scenografia Alberto Favretto | luci e tecnica Alice Colla | con il sostegno di Fondazione CARITRO
ore/h 18.30
GRANDI MAGAZZINI CRIMINALI – Ogni creatura è un popolo
Sala Comando, 60′
Presenza di nudo in scena e volumi alti / Presence of nudity on stage and high volume levels

about the performance
This is not a safe space. All’origine è il difetto: si dice che i fumi di una fornace di mattoni nella campagna marchigiana fossero tossici; si dice che questa tossicità abbia prodotte devianze, stranezze sessuali, stortura. Invece che essere scartati, proprio i mattoni della fornace vengono fatti transitare altrove, e diventano il lotto – di terra, di scena, di guerra- dove indagare il nostro rapporto con la tossicità. Che fare con l’eredità degli aguzzini? Che ne è delle vite negate ed estinte, dei segni aberranti e mostruosi? Partendo da queste interrogazioni, Ogni creatura è un popolo diventa racconto dell’epoca impura, magazzino criminale di vecchie scorie spet- tacolari, confronto con la colpa dell’eredità, e insieme riflessione sulla scena “occupata”, sul pezzo di terra che è sempre posto del re, sull’uso in guerra delle filosofie di liberazione – di ciò che credevamo ci avrebbe liberato, e che invece il pensare dopo Gaza ci costringe a rivedere da capo. Capsule del massacro, indagine sui meccanismi di produzione, asta aperta dove tutto è in vendita. Non una via fuga, ma una via attraverso l’impuro. There is no safe space.
Grandi Magazzini Criminali nasce dall’incontro tra Giorgiomaria Cornelio, Giulia Pigliapoco e Danilo Maglio, artisti provenienti da teatro, poesia, arti visive e curatela. La loro ricerca unisce regia, scrittura, performance e teoria critica, interrogando la scena come eredità e spazio di guerra.
This is not a safe space. At the origin, there is the flaw: it is said that the smoke from a brick furnace in the Marche countryside was toxic; it is said that this toxicity produced deviance, sexual anomalies, distortion. Rather than being discarded, the very bricks from the furnace are sent elsewhere—they become the lot—of land, of stage, of war—on which to examine our relationship with toxicity. What to do with the legacy of the oppressors/ AGUZZINI ?What becomes of the lives denied and extinguished, of the aberrant and monstrous marks left behind? Starting from these questions, Every Creature Is a Person becomes a tale of the impure era, a criminal warehouse of old spectacular waste, a confrontation with inherited guilt, and at the same time a reflection on the “occupied” stage—on the piece of land that is always the king’s domain, on the wartime use of liberation philosophies—on what we once believed would free us, and which, in the wake of Gaza, we are now forced to rethink from the beginning. Massacre capsules, an investigation into the mechanisms of production, an open auction where everything is for sale. Not an escape route, but a passage through the impure. There is no safe space.
Grandi Magazzini Criminali was born from the collaboration between Giorgiomaria Cornelio, Giulia Pigliapoco, and Danilo Maglio—artists coming from theatre, poetry, visual arts, and curatorial practice. Their research and work brings together directing, writing, performance, and critical theory, exploring the stage as both legacy and battleground.
da un’idea di Giorgiomaria Cornelio | un progetto di GRANDI MAGAZZINI CRIMINALI (Giorgiomaria Cornelio, Danilo Maglio e Giulia Pigliapoco) | regia di Giorgiomaria Cornelio e Danilo Maglio | scrittura di scena Giorgiomaria Cornelio | con Linda Baldantoni, Giorgiomaria Cornelio, Andrea Giannoni e Giulia Pigliapoco | musiche Enrico Bordoni | costumi Mavranyma e Franko b | segno Giuditta Chiaraluce | cura della produzione Giulia Pigliapoco | produzione MARCHE TEATRO con il sostegno di Congerie | progetto sostenuto da Fondo, network coordinato da Santarcangelo dei Teatri e sviluppato con AMAT Associazione Marchigiana Attività Teatrali, Centrale Fies, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Fondazione Fabbrica Europa per le arti contemporanee, Fondazione I Teatri – Reggio Emilia, Fuorimargine / Centro di produzione della danza in Sardegna, L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino | Centro di Residenza Emilia-Romagna, Lavanderia a Vapore / Fondazione Piemonte dal Vivo, OperaEstate Festival Veneto / CSC Centro per la Scena Contemporanea, Ravenna Teatro, SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione della Liguria, Teatro Pubblico Campano, Teatro Pubblico Pugliese – Consorzio Regionale per le Arti e la Cultura, Teatro Stabile dell’Umbria, Triennale Milano Teatro
ore/h 20.30
Silvia Calderoni / Ilenia Caleo – temporale {a lesbian tragedy}
Mezzelune – 60′

about the performance
«Lo studio della meteorologia, come molte altre cose, porta solo alla disperazione». Goethe, 1829.
temporale: a proposito del tempo, storico o cronologico; nella meteorologia indica un tempo cattivo, una perturbazione atmosferica violenta.
temporale tocca l’inquietudine del tempo presente. Uno spazio si carica di angoscia. Stupore, ridere a crepapelle. Malinconia, interni densi di noia, sconforto, la desolazione di ambienti naturali, foreste perdute, una lenta polverizzazione del mondo. Le emozioni non sono che movimenti, atmosfere climatiche ad alta intensità, molto agitate. Per dire come stiamo, sotto la pelle, bisogna scrivere con le nuvole e le materie gassose. Il dentro è fuori, il fuori è dentro.
«Nuvola: aggregato di micro-goccioline in sospensione. Le gocce sono il risultato di una condensazione attorno a una particella. Senza particella – senza “impurità” – la condensazione non avviene. Una nuvola non va considerata solo come acqua allo stato di vapore, di rugiada, ma come un insieme complesso, impuro e informato». Clement, 2005. La drammaturgia si compone di meteorologie, di stati affettivi che attivano cambi climatici e viceversa, di atmosfere intese come sentimenti spazializzati. La realtà è rotta. Corpi che si accasciano, vanno a pezzi, tremolanti, umori condensati, presenze gelatinose e appiccicose che creano continui glitch, disturbi-turbamenti-perturbazioni. Una via l’altra, si susseguono le backrooms, ambienti saturi di colore giallo, moquette umida, carta da parati e luci al neon intermittenti – una narrazione collettiva e aperta generata dall^ utenti della rete. Immagini sbagliate, quasi-luoghi che non esistono eppure, ci ricordano qualcosa. In queste stanze gialle ripetute all’infinito, che si estendono per seicento milioni di miglia quadrate, qualcosa è accaduto, ma non sappiamo cosa. Si avverte un pungente senso di spaesamento, di non-familiare, come entrare nel retro del mondo. Dai Sonetti della Disperazione arrivano i bollettini meteo delle nostre perturbazioni. Del resto, a lesbian tragedy.
Calderoni-Caleo si incontrano nel 2012 al Teatro Valle Occupato in Animale politico project di Motus e iniziano un progetto comune tra residenze artistiche, atelier di ricerca e performance. Dal 2017 sono docenti allo IUAV di Venezia nel Laboratorio di Arti visive. A partire dal workshop di Biennale College Teatro 2018, hanno dato vita a KISS (2019), progetto performativo con 23 performer, prodotto da Santarcangelo Festival, CSS Udine, Motus Vague. Per la Queering Platform del Freespace West Kowloon di Honk Kong hanno ideato il progetto nomade SO IT IS (http://www.soitis.art/it). Nel 2021 hanno fatto parte di Flu水o, progetto crossdisciplinare vincitore dell’Italian Council (9° Edizione 2020), per il quale hanno creato l’azione performativa thefutureisNOW? (Milano, Seoul, Shanghai). Nel 2022, hanno creato l’istallazione Pick Pocket Paradise per la mostra “Espressioni con frazioni” al Castello di Rivoli – Museo di Arte Contemporanea (Torino). Sono artiste associate del Padiglione Italia della Biennale Architettura 2023. Nel 2023 ha debuttato ad Amburgo il loro ultimo lavoro performativo The present is not enough co-prodotto da Azienda Speciale Palaexpo – Mattatoio | Progetto Prender-si Cura, Kampnagel (Hamburg), Kunstencentrum Vooruit vzw (Ghent), Motus Vague. Per il trienno 2025-2028 saranno co-curatrici del festival Short Theatre(Roma) insieme a Silvia Bottiroli e Michele Di Stefano. Oltre ai progetti artistici, condividono in verità un po’ tutto.
«The study of meteorology, like many other things, only leads to despair». Goethe, 1829.
Thunderstorm: in relation to time, historical or chronological; in meteorology, it refers to bad weather, a violent atmospheric disturbance.
temporale (thunderstorm) touches on the anxiety of the present time. A space fills with anguish. Astonishment, bending over with laugher. Melancholy, insides dense with boredom, discouragement, the desolation of natural environments, lost forests, a slow disintegration of the world. Emotions are nothing but movements, high-intensity climatic atmospheres, very agitated. To describe how we are, beneath the skin, one must write with clouds and gaseous materials. The inside is outside, the outside is inside.
«Cloud: an aggregate of micro-droplets in suspension. The droplets are the result of condensation around a particle. Without a particle – without ‘impurities’ – condensation does not occur. A cloud should not be considered merely as water in vapor form, as dew, but as a complex, impure, and informed whole». Clement, 2005. The dramaturgy is composed of meteorology, of affective states that trigger climatic changes and vice versa, of atmospheres understood as spatialized feelings. Reality is broken. Bodies that collapse, fall apart, trembling, condensed moods, gelatinous and sticky presences that create continuous glitches, disturbances—turmoil—perturbations. One after another, the backrooms follow, environments saturated with yellow color, damp carpet, wallpaper, and flickering neon lights – a collective and open narrative generated by internet users. Wrong images, almost-places that do not exist but, nonetheless, remind us of something. In these yellow rooms repeated infinitely, stretching across six hundred million square miles, something has happened, but we don’t know what. A sharp sense of disorientation is felt, of unfamiliarity, like entering the back of the world. From the Sonnets of Despair come the weather reports of our disturbances. A lesbian tragedy after all.
Calderoni-Caleo met in 2012 at the Teatro Valle Occupato during the Animale Politico project by Motus and began a joint project involving artistic residencies, research studios, and performances. Since 2017, they have been teaching at IUAV University of Venice in the Visual Arts Workshop. Starting from the 2018 Biennale College Teatro workshop, they gave life to KISS (2019), a performance project with 23 performers, produced by Santarcangelo Festival, CSS Udine, and Motus Vague. For the Queering Platform at the Freespace West Kowloon in Hong Kong, they conceived the nomadic project SO IT IS (http://www.soitis.art/it). In 2021, they were part of Flu水o, a cross-disciplinary project that won the Italian Council (9th Edition 2020), for which they created the performance thefutureisNOW? (Milan, Seoul, Shanghai). In 2022, they created the installation Pick Pocket Paradise for the exhibition “Espressioni con frazioni” at the Castello di Rivoli – Museum of Contemporary Art (Turin). They are associate artists of the Italian Pavilion at the 2023 Venice Architecture Biennale. In 2023, their latest performance work, The present is not enough, premiered in Hamburg, co-produced by Azienda Speciale Palaexpo – Mattatoio | Progetto Prender-si Cura, Kampnagel (Hamburg), Kunstencentrum Vooruit vzw (Ghent), and Motus Vague. For the 2025-2028 triennium, they will be co-curators of the Short Theatre festival (Rome) alongside Silvia Bottiroli and Michele Di Stefano. Besides their artistic projects, they share, in truth, almost everything.
di Silvia Calderoni e Ilenia Caleo | con Silvia Calderoni, Ilenia Caleo, Ondina Quadri, Francesca Turrini | atmosfere sonore Martina Ruggeri | Sonetti della Disperazione di Ilenia Caleo, ispirati da La forma delle nuvole di J. W. Goethe | traduzione Paola Bono | consulenza organizzativa Elisa Bartolucci | residenze: PARC Firenze; BASE Milano; Residenza Centrale Fies, con il sostegno di Passo Nord; Atelier Sì – Bologna, Lavanderia a Vapore Torino, Istituto di Cultura italiano, Paris; in collaborazione con AMAT e Comune di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane | co-produzioni: VIELNURVIEL (Ghent); Motus Vague; Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale | grazie a: Alessandra Indolfi, Roberta Indolfi, Paola Granato, Eva Bruno, Vilma Carlini, Ulisse Poggioni
Presenza di luci stroboscopiche, presenza di fumo scenografico e volumi alti / Presence of strobe lights, scenic smoke and high volumes
about the performance
La performance è un invito austero a danzare verso l’ignoto, legando e affermando relazioni con il mondo attuale, ricercando attraverso una commistione visionaria tra corpi danzanti, film, testi, musica elettronica e luce. Le figure si specchiano e si raddoppiano, penetrano la propria immagine e diventano non solo interpreti ma anche incarnazioni del movimento sul palco.
La danza propria dei morti è una delle tematiche iconografiche più sviluppate nella storia dell’arte occidentale, fece emergere un pensiero più complesso sulla realtà, riflettendo anche sul concetto più generale che ogni movimento sopramondano e dell’aldilà sia danza: danzano le stelle, gli dei, gli spiriti, la natura. Attraverso l’inclusione di un film come terzo elemento della costruzione scenica, la performance ricerca un’esperienza di spostamento percettivo dello spettatore, sondando la materia oscura dell’immaginazione.Jacopo Jenna è un coreografo, performer e filmaker. Il suo lavoro indaga la percezione del corpo in relazione al movimento, attraverso una ricerca che investe la danza la coreografia il video spaziando tra vari linguaggi e generando diversi contesti performativi. Laureato in sociologia, sviluppa i suoi studi nella danza presso Codarts (Rotterdam Dance Academy). Si occupa di formazione e percorsi educativi per varie fasce di età elaborando nuove strategie di relazione con l’arte performativa.
The performance is a stern invitation to dance toward the unknown, forging and affirming relationships with the contemporary world, searching through a visionary mix of dancing bodies, film, text, electronic music, and light. The figures look in the mirror and double themselves, penetrate their own image, and become not only performers but also embodiments of movement on stage.
The dance of the dead is one of the most developed iconographic themes in the history of Western art. It brought forth a more complex reflection on reality, also suggesting the more general idea that every movement beyond the earthly realm and in the afterlife is dance: the stars, the gods, the spirits, nature—they all dance. Through including a film as a third element in the stage composition, the performance seeks to create a perceptual shift in the viewer, probing into the dark matter of the imagination.Jacopo Jenna is a choreographer, performer, and filmmaker. His work investigates the perception of the body in relation to movement, through research that spans dance, choreography, and video—navigating various languages and generating diverse performative contexts. With a degree in sociology, he pursued his dance studies at Codarts (Rotterdam Dance Academy). He is also engaged in education and training across different age groups, developing new strategies for engaging with the performing arts.
ideazione, coreografia, video, regia: Jacopo Jenna | danza e collaborazione: Ramona Caia, Andrea Dionisi, Francesco Ferrari, Sonia Galvan | collaborazione artistica e testi: Roberto Fassone | suono: Alberto Ricca – Bienoise | luci e direzione tecnica: Mattia Bagnoli | costumi: Eva di Franco | shooting video: Matteo Maffesanti | organizzazione: Luisa Zuffo | management: Valeria Cosi – TINA Agency | produzione: Klm – Kinkaleri | co-produzione: Tanzhaus nrw Düsseldorf | progetto vincitore del Premio CollaborAction #6 | CollaborAction XL | azione Network Anticorpi XL supporto per la danza d’autore | Selezionato per NID Platform 2024 | Progetto realizzato con il contributo di EFFEA – European Festivals Fund for Emerging Artists co-founded by the European Union, Progetto Étape Danse sostenuto da Mosaico Danza/ Festival Interplay con La Fondazione Piemonte dal Vivo e il Festival Torino Danza, Bureau du Théâtre et de la Danse à Berlin, Fabrik Potsdam, La Maison centre de développement chorégraphique national Uzès Gard Occitanie, Théâtre de Nîmes, Istituto Italiano di Cultura di Colonia | MiC-Direzione generale arti performative MAD – Murate Art District , Centrale Fies, IntercettAzioni-Centro di Residenza Artistica della Lombardia, ResiDance XL – luoghi e progetti di residenza per creazioni coreografiche azione della Rete Anticorpi XL – Network Giovane Danza D’autore coordinata da L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino, Santarcangelo dei Teatri, Fuorimargine – Centro di produzione di danza e arti performative della Sardegna
SABATO 26 LUGLIO – SATURDAY 26 JULY
ore/h 17.00
Francesca Pennini / CollettivO CineticO – Look Closer (open studio di Abracadabra)
Forgia, 20′

about the performance
Prosegue l’azione sismica sull’autorialità di CollettivO CineticO iniziata con uno spostamento laterale nei Dialoghi, proseguita con una trasformazione in fantasma per Manifesto Cannibale e catalizzata poi in un esercizio di sparizione radicale dal mondo.
Ora l’assenza si declina nella corporeità dell’immateriale, nell’anatomia dell’allucinazione, nella consistenza del pensiero di chi guarda. Voce e grafia sono sostanza di una parola spogliata dall’informazione e affidata all’incantesimo. Una danza che si rivela nell’invisibilità.
Un corpo capace di riconoscersi solo in ciò che non è mai stato, una voce ventriloqua, una visione non pettinata dalle ciglia. Rimettere assieme la donna tagliata a pezzetti. Un piccolo esercizio di magia. Si chiamerà Abracadabra.CollettivO CineticO è fondato nel 2007 dalla coreografa Francesca Pennini ed è oggi una rete mobile di artistə provenienti da discipline diverse. Focus principale della ricerca è la discussione della natura dell’evento performativo e del rapporto con lo spettatore tramite formati e dispositivi al contempo ludici e rigorosi che si muovono negli interstizi tra danza, teatro e arti visive. Firma ad oggi 64 creazioni vincendo numerosi premi presentando il proprio lavoro in tutto il mondo.
The seismic shift in CollettivO CineticO’s authorship continues—an action that began with a lateral movement in Dialoghi, transformed into a ghostly presence in Manifesto Cannibale, and was later catalysed into a radical vanishing act from the world.
Now, absence takes shape in the corporeality of the immaterial, in the anatomy of hallucination, in the substance of the viewer’s thought.
Voice and writing become the material of a word stripped of information and entrusted to enchantment. A dance that reveals itself through invisibility. A body able to recognise itself only in what it has never been, a ventriloquised voice, a vision untouched by eyelashes.
Piecing the woman back together, cut into fragments.
A small exercise in magic.
It will be called Abracadabra.CollettivO CineticO was founded in 2007 by the choreographer Francesca Pennini and today it’s a network of more than 50 artists coming from different disciplines and backgrounds. Their work crosses genders and codes reformatting the rules of the performative event, it challenges the relationship with the spectator with a rigorous yet ironic approach. The company until now made 64 creations winning many awards presenting their works worldwide.
regia Francesca Pennini | dramaturg, brainstorming Angelo Pedroni | azione e creazione Angelo Pedroni, Francesca Pennini | azioni e creazioni invisibili Carmine Parise | testi e voce Francesca Pennini | musiche e cura del suono Simone Arganini | scenografia Alberto Favretto | luci e tecnica Alice Colla
ore/h 20.00
Marco D’Agostin – Asteroide
Turbina 1 – 90′

about the performance
La geologia e il romanticismo hanno una cosa in comune: credono che le cose durino a lungo. Quando il geologo Walter Alvarez racconta che è stato un asteroide ad estinguere istantaneamente tutti i dinosauri, la comunità scientifica internazionale alza un sopracciglio. L’incredulità era la stessa di chi, all’improvviso, si ritrova senza un amore: è difficile accettare che la vita possa cambiare direzione in modo così repentino e crudele. Per fortuna i fossili invitano a partire da ciò che la morte ha offerto per risalire fino alla vita, spingendosi oltre e mettendo in discussione la nozione stessa di vita. Asteroide è una messa alla prova del principio di irruzione e della capacità di ballare dopo la fine improvvisa delle cose, nel tentativo collettivo di rispondere a una domanda: perché, nei musical, si mettono tutti a danzare e a cantare?Asteroide è uno studio applicato sul genere del musical e al contempo una riflessione performativa sul rapporto tra scienza e amore, divulgazione e intrattenimento. La straordinaria e terrificante capacità della vita di non soccombere mai, disfacendosi dei corpi per crearne di nuovi pur di continuare a vivere, è un invito a ripensare l’apocalisse: non la minaccia che ci attende, ma il destino che è alle nostre spalle.
M. D’Agostin è attivo nel campo della danza e della performance. Tra gli altri, è stato interprete per C. Castellucci, A. Sciarroni, B. Charmatz. Dal 2010 ha sviluppato la propria ricerca come coreografo ospite in numerosi progetti internazionali, presentando i propri lavori nei principali Festival e Teatri europei (Théâtre de la Ville, Festival d’Avignon, Kampnagel). Per il suo lavoro ha ricevuto due Premi UBU e il Premio Speciale Riccione per l’Innovazione Drammaturgica.
Geology and romanticism have one thing in common: they both believe that things last a long time. When geologist Walter Alvarez revealed that it was an asteroid that instantly wiped out all the dinosaurs, the international scientific community raised an eyebrow. The disbelief was the same as that of someone who suddenly finds themselves without a loved one/ love: it’s hard to accept that life can change direction so abruptly and cruelly. Fortunately, fossils invite us to begin with what death has offered, to trace our way back to life—pushing further, and challenging the very notion of life itself. Asteroide is a test of the principle of rupture and of our ability to dance after the sudden end of things, a collective attempt to answer a question: why, in musicals, does everyone start dancing and singing?
Asteroide is both an applied study of the musical genre and a performative reflection on the relationship between science and love, between divulgation and entertainment. The extraordinary and terrifying ability of life to never give in—to shed bodies and create new ones just to keep living—is an invitation to rethink the apocalypse: not as a looming threat, but as a destiny that lies behind us.M. D’Agostin is active in the field of dance and performance. Among others, he has performed for C. Castellucci, A. Sciarroni, and B. Charmatz. Since 2010, he has developed his own choreographic research as a guest artist in numerous international projects, presenting his work at major European festivals and theaters (Théâtre de la Ville, Festival d’Avignon, Kampnagel). His work has been recognized with two UBU Awards and the Riccione Special Prize for Dramaturgical Innovation.
di e con Marco D’Agostin | suono Luca Scapellato | canzoni Marco D’Agostin, Luca Scapellato | scene Paola Villani, Bots Conspiracy | luci Paolo Tizianel | costumi Gianluca Sbicca | con una scena scritta da Pier Lorenzo Pisano | assistente alla creazione Lucia Sauro | ricerca condivisa con Chiara Bersani, Sara Bonaventura, Nicola Borghesi, Damien Modolo, Lisa Ferlazzo Natoli | movement coach Marta Ciappina | danze di repertorio Giulio Santolini, Stefano Bontempi | vocal training Francesca Della Monica | consulenza scientifica Enrico Sortino | promozione, cura Damien Modolo | organizzazione, amministrazione Eleonora Cavallo, Federica Giuliano, Irene Maiolin | produzione VAN | in coproduzione con Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa; Théâtre de la Ville, Paris; Fondazione Teatri di Pistoia; Pôle-Sud CDCN Strasbourg; Festival Aperto / Fondazione I Teatri – Reggio Emilia; Baerum Kulturhus – Dance Southeast-Norway; Snaporazverein
Con il sostegno di CCN Ballet de l’Opéra national du Rhin; Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni Firenze; AMAT e Civitanova Danza per RAM_Residenze Artistiche Marchigiane; La Contrada, teatro stabile di Trieste; Istituto Italiano di Cultura di Oslo/MiC-Direzione Generale Spettacolo e Sprang / Ål kulturhus, regional dance scene and performing arts center, nell’ambito di NID international residencies programme; Grand Studio, Bruxelles; Scenario Pubblico, Catania; CSC/Centro per la Scena Contemporanea (Bassano del Grappa); Atcl/Spazio Rossellini: Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza; Centrale Fies; Teatro Stabile dell’Umbria
ore/h 22.00
Genny Petrotta – Brinjë më Brinjë
Sala Comando – 30’

about the performance
“Brinjë më Brinjë” attraversa la storia stratificata delle Burrnesha: donne che, in alcune comunità balcaniche,
assumono un’identità maschile secondo le regole del Kanun, il codice consuetudinario albanese. Il progetto,
articolato in forma di performance live e installazione video multicanale, intende sovvertire gli stereotipi sulle
Burrnesha veicolati dai media occidentali e aprire una riflessione sulla relazione tra potere, genere e identità.
La cornice poetica dell’opera è affidata al monologo di Amleto nella versione di Amelia Rosselli e nella
traduzione albanese di Ledia Dushi. Al centro del lavoro ci sono lo sguardo di Drande Dodaj, Burrnesha, e
l’evocazione del Gjama e Burrave, rito funebre riservato esclusivamente agli uomini per onorare altri uomini. In
scena, la partitura gestuale del rito è interpretata da Cristina Kristal Rizzo; in video, da Gloria Dorliguzzo.
Entrambe incarnano e interrogano la rappresentazione del maschile in dialogo con le immagini in movimento e
con le musiche di Angelo Sicurella.Genny Petrotta (nata nel 1990) è un’artista Arbëreshë con sede a Palermo, Italia. La sua ricerca artistica intreccia riflessioni poetiche sull’identità: tessendo storie minori con immaginari collettivi. Lavorando attraverso installazioni video immersive e performance, utilizza un processo cinematografico in cui scrittura, ricerca e riprese sono in costante dialogo..
“Brinjë më Brinjë” delves into the layered history of the Burrnesha, women who, in some Balkan communities, take on a male identity according to the rules of the Kanun, the traditional Albanian customary code. Presented as a live performance and a multi-channel video installation, the project seeks to subvert the stereotypes about the Burrnesha perpetuated by Western media and to initiate a reflection on the relationship between power, gender and identity. The poetic framework of the piece revolves around Amelia Rosselli’s rewriting of Hamlet’s soliloquy, translated into Albanian by Ledia Dushi. At the heart of the piece are the gaze of Drande Dodaj, a Burrnesha, and the evocation of Gjama e Burrave, a mourning ritual once reserved exclusively for men to honour other men. The gestural score of the ritual is interpreted by Cristina Kristal Rizzo on stage and by Gloria Dorliguzzo in the video. Both women embody and interrogate representations of masculinity in dialogue with moving images and music by Angelo Sicurella.
Genny Petrotta (b. 1990) is an Arbëreshë artist based in Palermo, Italy. Her artistic research entangles poetic reflections on identity: weaving minor histories with collective imaginaries. Working across immersive video installation and performance, she employs a cinematic process where writing, research, and filming remain in constant dialogue.
Video installation and Performance by Genny Petrotta | Concept, Direction, Camera, and Editing: Genny Petrotta | Performers: Gloria Dorliguzzo, Cristina Kristal Rizzo; Featuring: Drande Dodaj, Ledia Dushi | Music, sound Design: Angelo Sicurella, Limone Lunare | Song Excerpt from “Kënga, Lazarit” performed by: Saverio Guzzetta | Poet and Voiceover: Ledia Dushi | Poem Excerpt from “La Libellula” by Amelia Rosselli | Executive Producer: Luca Bradamante | Producer: Elena Castiglia | Assistant Director: Arlind Kola | Produced by: Luca Bradamante for Alción | Co-produced by Federica Bianchi for Snaporazverein | With the support of Istituto Italiano di Cultura Tirana and Art Explora | thanks to Jeta Luboteni, Yan Duyvendak, Julian Hetzel, Giorgiomaria Cornelio | artistic meetings curated by FONDO Yan Duyvendak, Julian Hetzel, Agnietė Lisičkinaitė, Cristina Kristal Rizzo
Progetto sostenuto da Fondo, network coordinato da Santarcangelo dei Teatri e realizzato con AMAT Associazione Marchigiana Attività Teatrali, Centrale Fies, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Fondazione Fabbrica Europa per le arti contemporanee, Fondazione I Teatri – Reggio Emilia, Fuorimargine / Centro di produzione della danza in Sardegna, L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino | Centro di Residenza Emilia-Romagna, Lavanderia a Vapore / Fondazione Piemonte dal Vivo, OperaEstate Festival Veneto / CSC Centro per la Scena Contemporanea, Ravenna Teatro, SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione della Liguria, Teatro Stabile dell’Umbria, Triennale Milano Teatro.
ore/h 23.00
Silvia Calderoni / Ilenia Caleo – temporale {a lesbian tragedy}
Mezzelune – 60′

about the performance
«Lo studio della meteorologia, come molte altre cose, porta solo alla disperazione». Goethe, 1829.
temporale: a proposito del tempo, storico o cronologico; nella meteorologia indica un tempo cattivo, una perturbazione atmosferica violenta.
temporale tocca l’inquietudine del tempo presente. Uno spazio si carica di angoscia. Stupore, ridere a crepapelle. Malinconia, interni densi di noia, sconforto, la desolazione di ambienti naturali, foreste perdute, una lenta polverizzazione del mondo. Le emozioni non sono che movimenti, atmosfere climatiche ad alta intensità, molto agitate. Per dire come stiamo, sotto la pelle, bisogna scrivere con le nuvole e le materie gassose. Il dentro è fuori, il fuori è dentro.
«Nuvola: aggregato di micro-goccioline in sospensione. Le gocce sono il risultato di una condensazione attorno a una particella. Senza particella – senza “impurità” – la condensazione non avviene. Una nuvola non va considerata solo come acqua allo stato di vapore, di rugiada, ma come un insieme complesso, impuro e informato». Clement, 2005. La drammaturgia si compone di meteorologie, di stati affettivi che attivano cambi climatici e viceversa, di atmosfere intese come sentimenti spazializzati. La realtà è rotta. Corpi che si accasciano, vanno a pezzi, tremolanti, umori condensati, presenze gelatinose e appiccicose che creano continui glitch, disturbi-turbamenti-perturbazioni. Una via l’altra, si susseguono le backrooms, ambienti saturi di colore giallo, moquette umida, carta da parati e luci al neon intermittenti – una narrazione collettiva e aperta generata dall^ utenti della rete. Immagini sbagliate, quasi-luoghi che non esistono eppure, ci ricordano qualcosa. In queste stanze gialle ripetute all’infinito, che si estendono per seicento milioni di miglia quadrate, qualcosa è accaduto, ma non sappiamo cosa. Si avverte un pungente senso di spaesamento, di non-familiare, come entrare nel retro del mondo. Dai Sonetti della Disperazione arrivano i bollettini meteo delle nostre perturbazioni. Del resto, a lesbian tragedy.
Calderoni-Caleo si incontrano nel 2012 al Teatro Valle Occupato in Animale politico project di Motus e iniziano un progetto comune tra residenze artistiche, atelier di ricerca e performance. Dal 2017 sono docenti allo IUAV di Venezia nel Laboratorio di Arti visive. A partire dal workshop di Biennale College Teatro 2018, hanno dato vita a KISS (2019), progetto performativo con 23 performer, prodotto da Santarcangelo Festival, CSS Udine, Motus Vague. Per la Queering Platform del Freespace West Kowloon di Honk Kong hanno ideato il progetto nomade SO IT IS (http://www.soitis.art/it). Nel 2021 hanno fatto parte di Flu水o, progetto crossdisciplinare vincitore dell’Italian Council (9° Edizione 2020), per il quale hanno creato l’azione performativa thefutureisNOW? (Milano, Seoul, Shanghai). Nel 2022, hanno creato l’istallazione Pick Pocket Paradise per la mostra “Espressioni con frazioni” al Castello di Rivoli – Museo di Arte Contemporanea (Torino). Sono artiste associate del Padiglione Italia della Biennale Architettura 2023. Nel 2023 ha debuttato ad Amburgo il loro ultimo lavoro performativo The present is not enough co-prodotto da Azienda Speciale Palaexpo – Mattatoio | Progetto Prender-si Cura, Kampnagel (Hamburg), Kunstencentrum Vooruit vzw (Ghent), Motus Vague. Per il trienno 2025-2028 saranno co-curatrici del festival Short Theatre(Roma) insieme a Silvia Bottiroli e Michele Di Stefano. Oltre ai progetti artistici, condividono in verità un po’ tutto.
«The study of meteorology, like many other things, only leads to despair». Goethe, 1829.
Thunderstorm: in relation to time, historical or chronological; in meteorology, it refers to bad weather, a violent atmospheric disturbance.
temporale (thunderstorm) touches on the anxiety of the present time. A space fills with anguish. Astonishment, bending over with laugher. Melancholy, insides dense with boredom, discouragement, the desolation of natural environments, lost forests, a slow disintegration of the world. Emotions are nothing but movements, high-intensity climatic atmospheres, very agitated. To describe how we are, beneath the skin, one must write with clouds and gaseous materials. The inside is outside, the outside is inside.
«Cloud: an aggregate of micro-droplets in suspension. The droplets are the result of condensation around a particle. Without a particle – without ‘impurities’ – condensation does not occur. A cloud should not be considered merely as water in vapor form, as dew, but as a complex, impure, and informed whole». Clement, 2005. The dramaturgy is composed of meteorology, of affective states that trigger climatic changes and vice versa, of atmospheres understood as spatialized feelings. Reality is broken. Bodies that collapse, fall apart, trembling, condensed moods, gelatinous and sticky presences that create continuous glitches, disturbances—turmoil—perturbations. One after another, the backrooms follow, environments saturated with yellow color, damp carpet, wallpaper, and flickering neon lights – a collective and open narrative generated by internet users. Wrong images, almost-places that do not exist but, nonetheless, remind us of something. In these yellow rooms repeated infinitely, stretching across six hundred million square miles, something has happened, but we don’t know what. A sharp sense of disorientation is felt, of unfamiliarity, like entering the back of the world. From the Sonnets of Despair come the weather reports of our disturbances. A lesbian tragedy after all.
Calderoni-Caleo met in 2012 at the Teatro Valle Occupato during the Animale Politico project by Motus and began a joint project involving artistic residencies, research studios, and performances. Since 2017, they have been teaching at IUAV University of Venice in the Visual Arts Workshop. Starting from the 2018 Biennale College Teatro workshop, they gave life to KISS (2019), a performance project with 23 performers, produced by Santarcangelo Festival, CSS Udine, and Motus Vague. For the Queering Platform at the Freespace West Kowloon in Hong Kong, they conceived the nomadic project SO IT IS (http://www.soitis.art/it). In 2021, they were part of Flu水o, a cross-disciplinary project that won the Italian Council (9th Edition 2020), for which they created the performance thefutureisNOW? (Milan, Seoul, Shanghai). In 2022, they created the installation Pick Pocket Paradise for the exhibition “Espressioni con frazioni” at the Castello di Rivoli – Museum of Contemporary Art (Turin). They are associate artists of the Italian Pavilion at the 2023 Venice Architecture Biennale. In 2023, their latest performance work, The present is not enough, premiered in Hamburg, co-produced by Azienda Speciale Palaexpo – Mattatoio | Progetto Prender-si Cura, Kampnagel (Hamburg), Kunstencentrum Vooruit vzw (Ghent), and Motus Vague. For the 2025-2028 triennium, they will be co-curators of the Short Theatre festival (Rome) alongside Silvia Bottiroli and Michele Di Stefano. Besides their artistic projects, they share, in truth, almost everything.
di Silvia Calderoni e Ilenia Caleo | con Silvia Calderoni, Ilenia Caleo, Ondina Quadri, Francesca Turrini | atmosfere sonore Martina Ruggeri | Sonetti della Disperazione di Ilenia Caleo, ispirati da La forma delle nuvole di J. W. Goethe | traduzione Paola Bono | consulenza organizzativa Elisa Bartolucci | residenze: PARC Firenze; BASE Milano; Residenza Centrale Fies, con il sostegno di Passo Nord; Atelier Sì – Bologna, Lavanderia a Vapore Torino, Istituto di Cultura italiano, Paris; in collaborazione con AMAT e Comune di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane | co-produzioni: VIELNURVIEL (Ghent); Motus Vague; Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale | grazie a: Alessandra Indolfi, Roberta Indolfi, Paola Granato, Eva Bruno, Vilma Carlini, Ulisse Poggioni
DOMENICA 27 LUGLIO – SUNDAY 27 JULY
ore/h 17.45
DOM- DARKNESS PICNIC
spazi vari – 180′

E’ previsto un percorso a piedi di 15 minuti su sentieri di montagna. Per persone con diversa mobilità è possibile organizzare un servizio di accompagnamento alternativo
A 15-minute walk along mountain paths is planned. An alternative accompaniment service can be arranged for people with different mobility needs
about the performance
Un pic-nic sul ciglio della notte, nel mezzo del bosco, un bivacco temporaneo per racconti notturni. Intrecciando la ricerca intorno al gesto del camminare e del nomadismo con il tema dell’abitare leggero dello spazio pubblico, in questa performance di paesaggio DOM- invita il pubblico ad un esercizio collettivo di riposo e sospensione.
Quando cala la notte gli orologi si fermano, la percezione si dilata, il paesaggio emana messaggi indecifrabili, languidi come il calore che sale dal suolo mentre l’umidità scende dal cielo e dai tronchi degli alberi. Gli abiti di mussola si adagiano sull’erba e sulle rocce scure, qualcuno si allontana. La natura allora si rivela nel suo pieno potere seduttivo, chiamando i corpi a sé, invitandoli a fermarsi e perdersi, ed emette un irresistibile richiamo ad andare oltre, a varcare la soglia tra sogno e veglia. Un grido al limite di un’esperienza da cui non si ritorna – o se si torna, non si hanno le parole per raccontarla.
DOM-, progetto di Leonardo Delogu e Valerio Sirna, esplora il linguaggio delle arti performative, integrando le Environmental Humanities e le ecologie femministe e queer. Indaga il rapporto tra corpi e territori, con pratiche artistiche ibride che coinvolgono forze umane e non umane. La ricerca ruota attorno al rapporto tra corpi e territori, investigando il nodo della permeabilità e osservando come potere, natura, cultura e marginalità interagiscono nello spazio pubblico.A picnic on the edge of night, in the middle of the woods—a temporary bivouac for night tales. Weaving together the research revolving around the act of walking and nomadism with the theme of inhabiting the public space in a light manner, this landscape performance by DOM- invites the audience into a collective exercise of rest and suspension.
As night falls, clocks stop, perception broadens, and the landscape begins to emit indecipherable messages lingering as the warmth rising from the ground while humidity descends from the sky and the trunks of trees. Muslin garments lay gently on the grass and on dark rocks, and someone goes away in the distance. Nature then reveals itself in its full seductive power, drawing bodies toward it, urging them to stop and lose themselves, and it emits an irresistible call to go above and beyond dreaming and wakefulness. A cry at the edge of an experience from which one does not return. Or if one does, there may be no words to describe it.
DOM—, a project by Leonardo Delogu and Valerio Sirna, explores the language of performing arts, integrating Environmental Humanities as well as feminist and queer ecologies. It investigates the relationship between bodies and territories through hybrid artistic practices that involve both human and non-human forces. The research revolves around the relationship between bodies and territories, examining the entanglement of permeability and observing how power, nature, culture, and marginality interact in public space.
Progetto a cura di: DOM- | Coproduzione: Sardegna Teatro – Teatro di Rilevante Interesse Culturale, Fuorimargine – Centro di Produzione di Danza e Arti Performative della Sardegna
ore/h 21.00
Giorgia Ohanesian Nardin – Whatever I am/let it be seen
Turbina 2 – 60′

about the performance
Whatever I am / let it be seen è un’elegia, una preghiera, porta il tono della tragedia. Un canto liturgico per tutto quello che sta tornando alla terra, per essere trasformato. Una comunanza con gli spiriti, un modo elementare di stare nel corpo. Riprende la dimensione esperienziale della danza, l’importanza centrale di ciò che è effimero e catartico. In un momento in cui siamo chiamate a sentire più che mai il peso schiacciante di ciò che non può essere più, mi rivolgo al corpo e alla sua esperienza, ancorando una percezione sensibile e necessaria, trasformativa. Voglio partire dalla danza come pratica inspiegabile, ingiustificabile, percepibile e vivibile e attraversabile, disegnarla come esperienza completa, forse antica.
Accordare spazio al sapere eccellente che è stare nel corpo, che non ha bisogno di essere contestualizzato, immaginando di liberarlo dal giogo stretto della relazione con la teoria, con il contesto, con la giustificazione. Un funerale di tutte le cose che non possiamo più reggere.Giorgia Ohanesian Nardin è artista italiana di discendenza Armena che pratica nei contesti della danza e della performance dal vivo. Formatasi nella danza, il suo lavoro tesse relazioni tra movimento, scrittura e pratiche divinatiorie; Avvia la propria pratica artistica nel 2010 in collaborazione con Marco D’Agostin e Francesca Foscarini, con cui fonda l’Associazione Culturale VAN (2014).
Whatever I am / let it be seen is an elegy, a prayer, carrying the tone of tragedy. A liturgical chant for all that is returning to the earth to be transformed. A communion with spirits, a simple way of being in the body. It reclaims the experiential dimension of dance, the main importance of what is ephemeral and cathartic. At a time when we are more than ever called to feel the overwhelming weight of what can no longer be, I turn to the body and its experience, anchoring a perceptible and necessary, transformative perception. I want to start from dance as an inexplicable, unjustifiable practice, perceptible and livable and traversable, to draw it as a complete experience, perhaps ancient. To give space to the profound knowledge of being in the body, which does not need to be contextualized, imagining freeing it from the tight yoke of its relationship with theory, context, and justification.
Giorgia Ohanesian Nardin is an Italian artist of Armenian descent who works within the fields of dance and live performance. Trained in dance, her work weaves together movement, writing, and divinatory practices. Her artistic practice took off in 2010 in collaboration with Marco D’Agostin and Francesca Foscarini, with whom she founded the Cultural Association VAN (2014).
di Giorgia Ohanesian Nardin | con F. De Isabella, Giorgia Ohanesian Nardin, Lele Tori | danza Giorgia Ohanesian Nardin | testo Giulia Crispiani, Giorgia Ohanesian Nardin | collaborazione alla scrittura F. De Isabella, Lele Tori | sguardo e affiancamento al movimento Elena Giannotti | domande e affiancamento alla drammaturgia Jamila Johnson-Small | disegno del suono F. De Isabella | disegno e manifattura costumi Max Simonetto naturaviolenta | disegno luci Giulia Pastore, Elena Vastano | cura e realizzazione tecnica Elena Vastano | vocal coaching Giulia Impache | organizzazione e logistica Eleonora Cavallo | amministrazione Federica Giuliano, Paola Miolano, Irene Maiolin | comunicazione Giuseppina D’Alessandro
con il sostegno di Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna, Centrale Fies, Santarcangelo festival, BASE Milano, Lavanderia a Vapore (nell’ambito del progetto residenze coreografiche Lavanderia a Vapore), Le alleanze dei corpi ZEIT, CCA Glasgow (in collaborazione con Take me somewhere), Fondazione CARITRO
grazie Alessio, Leo, Stefania, e tutte le persone che hanno attraversato FUORIPIOVE (progetto a cura di VAN)
