17-19.07.2026
a cura di / curated by Barbara Boninsegna e / and Simone Frangi
È la Free School of Performance di Centrale Fies, una piattaforma internazionale, strumento di scouting del centro di ricerca da 14 anni, curata da Simone Frangi e Barbara Boninsegna e dedicata alla performance art contemporanea, a partire dalle pratiche afferenti alle arti visive per estendersi ai territori di confine tra arti performative, ricerca, attivismo e sperimentazione interdisciplinare, in tutte le sue forme più ibride, sperimentali e politiche. Attraverso una open call internazionale vengono selezionate performance per la forza e l’urgenza delle loro linee di ricerca, su progetto e portfolio d’artista e statement. Artiste e artisti passano successivamente a un secondo step che vede due lunghi periodi di residenza in loco, e una serie di residenze collegate tra Berlino (Tanz Fabrik), Barcellona (Hangar) e Bassano del Grappa (Operaestate). In questo ambiente di ricerca condiviso e in continua trasformazione, si inserisce anche una borsa di studio per artisti e artiste inseriti della free school, attraverso la fellowship Agitu Ideo Gudeta, a cura di Simone Frangi e Barbara Boninsegna con Mackda Ghebremariam Tesfau’ e Justin Randolph Thompson. Pensata come una forma di affirmative action, e in collaborazione con Palazzo Grassi-Pinault Collection (Venezia) e Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino) riconoscendo che l’assenza di diversità nel panorama artistico è legata a barriere materiali e simboliche concrete spesso nell’ambito della razzializzazione. Tra gli obbiettivi della Free School of Performance è quello di contribuire all’approfondimento e all’ampliamento della nozione di performance.
LIVE WORKS SUMMIT is Centrale Fies’ Free School of Performance, an international platform and scouting tool of the research centre for the past fourteen years, curated by Simone Frangi and Barbara Boninsegna. Dedicated to contemporary performance art, it begins from practices rooted in the visual arts and expands into the borderlands between performance, research, activism, and interdisciplinary experimentation, embracing its most hybrid, experimental, and political forms. Through an international open call, projects are selected for the strength and urgency of their research trajectories, based on project proposals, artists’ portfolios, and statements. Selected artists then move on to a second stage involving two extended residency periods at Centrale Fies, alongside a network of partner residencies in Berlin (Tanzfabrik Berlin), Barcelona (Hangar), and Bassano del Grappa (Operaestate Festival Veneto). Within this shared and constantly evolving research environment, the Agitu Ideo Gudeta Fellowship further supports artists participating in the Free School. Curated by Simone Frangi and Barbara Boninsegna together with Mackda Ghebremariam Tesfaù and Justin Randolph Thompson, the fellowship is conceived as a form of affirmative action. Developed in collaboration with Palazzo Grassi – Pinault Collection and Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, it acknowledges that the lack of diversity within the arts is often connected to concrete material and symbolic barriers, particularly those produced through processes of racialization. Among the Free School of Performance’s key objectives is the commitment to deepening and expanding the very notion of performance itself.
MONIA BEN HAMOUDA – Solo Show
a cura di / curated by Barbara Boninsegna e Simone Frangi

ph Émile Ouroumov
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La mostra personale di Monia Ben Hamouda dal 16 al 26 luglio, sarà la protagonista della programmazione estiva di Centrale Fies. Un invito ad abitare la complessità, ad accogliere ciò che sfugge alle definizioni e a riconoscere nel linguaggio uno dei luoghi in cui si depositano le eredità che ci attraversano. Perché non tutto chiede di essere spiegato, alcune storie continuano a parlare proprio attraverso ciò che resta irrisolto. Nata a Milano da famiglia tunisina, Monia Ben Hamouda, ha sviluppato negli anni una ricerca che attraversa la storia dell’arte del Medio Oriente e quella dell’Europa occidentale, interrogando il linguaggio come qualcosa di vivo, capace di mutare, spostarsi e generare continuamente nuovi significati. Al centro del suo lavoro c’è l’eredità della calligrafia islamica trasmessa dal padre, non una tradizione da preservare immobile, ma una materia in movimento da cui far emergere nuove forme e nuove possibilità di relazione. Sculture monumentali in acciaio, sabbia e spezie abitano lo spazio espositivo trasformandolo in un paesaggio fatto di segni, odori, colori e presenze. In dialogo con la tradizione dell’aniconismo, che privilegia il testo e l’ornamento rispetto alla rappresentazione figurativa, Ben Hamouda costruisce opere che sfuggono a una lettura univoca. Ispirandosi alla poesia najdita, una forma vernacolare nata nella Penisola Arabica del XVI secolo, immagina il linguaggio come qualcosa che attraversa il tempo e le geografie, si trasforma, migra e resiste. A Centrale Fies le grandi sculture sospese sembrano sottrarsi alla gravità, mentre la sabbia invade parzialmente lo spazio espositivo sottoponendo le opere a un lento processo di trasformazione. Non una rovina, ma un modo perinterrogare il tempo, la stratificazione della storia e le forme attraverso cui le memorie vengono custodite, tramandate o dimenticate.
Monia Ben Hamouda (1991, Milano, Italia) vive e lavora tra al-Qayrawan, Tunisia, e Milano, Italia. Completati gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano), l’artista ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui una fellowship presso l’American Academy in Rome nel 2025; il MAXXI BVLGARI Prize IV nel 2024; il Vordemberge-Gildewart Foundation Grant nel 2024; il Premio Fondazione Merz nel 2024; il Museion Audience Award nel 2024; il Pollock-Krasner Foundation Grant nel 2022; e l’Italian Council per l’Arte Contemporanea nel 2023, 2024 e 2025. Il suo lavoro è stato esposto in diverse istituzioni e biennali internazionali, tra cui: la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia; la 14th Taipei Biennial, Taipei Fine Arts Museum, Taipei; Museo Casa Rusca, Locarno; MUSEION Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, Bolzano; MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma; Istituto Svizzero, Milano; La Casa Encendida, Madrid; Centre d’Art Contemporain La Ferme du Buisson, Noisiel; MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma; Latvian Centre for Contemporary Art, Riga; MUDEC – Museo delle Culture, Milano; Frac Bretagne, Rennes; Kunsthalle Mainz, Magonza; Arge/kunst, Bolzano; Museo Civico di Scienze Naturali, Milano; Alios 16me Biennale d’Art Contemporain, Théâtre Cravey Pavilion, La Teste-de-Bûch; FRAC Corsica, Haute-Corse, Corsica; Villa Datris Foundation, Vaucluse; ChertLüdde, Berlino; Selma Feriani, Tunisi. Attualmente sta preparando le sue mostre personali presso Kanal Centre Pompidou, Bruxelles, e Gasworks, Londra. Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche quali MAXXI, Roma; TBA21 – Thyssen-Bornemisza Art Contemporary Collection, Madrid; Kunsthaus, Zurigo; FRAC Corsica, Haute-Corse, Corsica; FRAC Bretagne, Rennes; Museion, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Bolzano; Collezione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; Collezione Banca d’Italia, Roma; Dalloul Art Foundation, Beirut.
Monia Ben Hamouda’s solo show, running from 16 to 26 July, will be the centrepiece of Centrale Fies’ summer programme. An invitation to inhabit complexity, to embrace what escapes definition, and to recognise language as one of the places where the inheritances that shape us come to rest. Not everything asks to be explained; some stories continue to speak precisely through what remains unresolved. Born in Milan to a Tunisian family, Monia Ben Hamouda has developed a practice that moves between the histories of Middle Eastern and Western European art, approaching language as something alive: capable of shifting, transforming and continuously generating new meanings. At the heart of her work lies the legacy of Islamic calligraphy passed down by her father, understood not as a tradition to be preserved unchanged, but as a living material through which new forms and new possibilities for relation can emerge. Monumental sculptures in steel, sand and spices inhabit the exhibition space, transforming it into a landscape of signs, scents, colours and presences. In dialogue with the tradition of aniconism, which privileges text and ornament over figurative representation, Ben Hamouda creates works that resist singular interpretation. Drawing inspiration from Najdi poetry, a vernacular poetic form that emerged in the Arabian Peninsula during the sixteenth century, she imagines language as something that moves across time and geography, transforming, migrating and enduring. At Centrale Fies, large suspended sculptures appear to defy gravity, while sand partially invades the exhibition space, subjecting the works to a slow process of transformation. This is not a gesture of ruin, but a way of questioning time, the stratification of history, and the forms through which memories are preserved, transmitted, or forgotten.
Monia Ben Hamouda (1991, Milan, Italy) lives and works between al-Qayrawan (Tunisia) and Milan (Italy). With a BFA from the Accademia di Belle Arti di Brera in Milan, the artist has received numerous awards, including an American Academy in Rome Fellowship in 2025; the MAXXI BVLGARI Prize IV in 2024; the Vordemberge-Gildewart Foundation Grant in 2024; the Fondazione Merz Prize in 2024; the Museion Audience Award in 2024; the Pollock-Krasner Foundation Grant in 2022; and the Italian Council for Contemporary Art in 2023-2024-2025. Her work have been exhibited in a number of different institutions and international biennials, including: 61.Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia; 14th Taipei Biennial, Taipei Fine Arts Museum, Taipei; Museo Casa Rusca, Locarno; MUSEION Museum of Modern and Contemporary Art, Bolzano; MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma; Istituto Svizzero, Milan; La Casa Encendida, Madrid; Centre d’Art Contemporain La Ferme du Buisson, Noisiel; MAXXI Museo nazionale d’arte del XXI Secolo in Rome; Latvian Centre for Contemporary Art, Riga; MUDEC – Museum of Cultures, Milan; Frac Bretagne, Rennes; Kunsthalle Mainz, Mainz; Arge/kunst, Bolzano; Museo Civico di Scienze Naturali, Milan; Alios 16me Biennale d’Art, Contemporain Théâtre Cravey Pavilion, La Teste-de-Bûch; FRAC Corsica, Haute-Corse, Corsica; Villa Datris Foundation, Vaucluse; ChertLüdde, Berlin; Selma Feriani, Tunis. She is currently preparing her solo shows at Kanal Centre Pompidou, Brussels and Gasworks, London. Her works are included in public collections such as MAXXI, Rome; TBA21 – Thyssen-Bornemisza Art Contemporary Collection, Madrid; Kunsthaus, Zurich; FRAC Corsica, Haute-Corse, Corsica; FRAC Bretagne, Rennes; Museion, Museum of Modern and Contemporary Art Bolzano, Bozen; Sandretto Re Rebaudengo Collection, Turin; Collezione Banca d’Italia, Rome; Dalloul Art Foundation, Beirut.
La mostra è realizzata nell’ambito di The Sparks Return, progetto sostenuto da Laboratorio di Creatività Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
VENERDÌ 17 LUGLIO – FRIDAY 17 JULY
ore/h 17.00 – Parco, 60′
Angeliki Tzortzakaki – lecture
FREE SCHOOL OF PERFORMANCE

L’incontro sarà tenuto in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano.
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Angeliki Tzortzakaki è una scrittrice, curatrice e docente nata a Creta e residente ad Amsterdam. Accanto al suo lavoro curatoriale per Sonic Acts, con cui collabora dal 2023, Angeliki ha curato e co-curato le mostre di AnnaMaria Pinaka (ROZENSTRAAT, 2025) e Yorgia Karidi (Theocharakis Foundation, 2024), rispettivamente ad Amsterdam e ad Atene. Con un’attenzione particolare alle pratiche performative, ha co-organizzato Touching Faultlines presso il Teatro Romano di Gortina (2024), ha contribuito alla mostra A Rave Down Below nell’ambito di Eleusis 2023 European Capital of Culture e, nel 2022, ha co-organizzato la serie di performance carried by invisible bodies presso Sexyland e de Ruimte ad Amsterdam. Nel 2021 è stata Curatorial Fellow presso ARTWORKS e in precedenza ha preso parte alla fellowship itinerante A Natural Oasis? (2018–2020), entrando successivamente nel team curatoriale della 19ª Biennale Mediterranea School of Waters a San Marino. La sua pratica, spesso collaborativa e performativa, è stata presentata e pubblicata nei Paesi Bassi e a livello internazionale. Dopo essere stata membro del consiglio della Salwa Foundation (2022–2023), oggi fa parte del consiglio di Subbacultcha. Svolge inoltre attività di consulenza per organizzazioni artistiche e insegna presso accademie d’arte come la Gerrit Rietveld Academie e la St. Joost School of Art & Design. Dal 2019 collabora strettamente con l’artista Mercedes Azpilicueta e, tra il 2019 e il 2022, ha fatto parte del programma di residenza gestito da artisti bi- e del gruppo di studio sulla performance Scores for Gardens. Per il biennio 2026–2027, Angeliki sarà docente e mentor del nuovo Alternative Education Programme di Rupert, a Vilnius.
Angeliki Tzortzakaki is a Cretan-born writer, curator, and educator based in Amsterdam. Alongside her curatorial work for Sonic Acts with whom she has been collaborating since 2023, Angeliki has (co-)curated exhibitions by AnnaMaria Pinaka (ROZENSTRAAT, 2025) and Yorgia Karidi (Theocharakis Foundation, 2024) in Amsterdam and Athens respectively. With a focus on performative practices, Angeliki co-organised Touching Faultlines at the Roman Theatre of Gortys (2024), contributed to the exhibition A Rave Down Below for 2023 Eleusis European Capital of Culture; while in 2022 co-organised the performance series carried by invisible bodies at Sexyland & de Ruimte in Amsterdam. In 2021, she was a Curatorial Fellow at ARTWORKS (Stavros Niarchos Foundation) and previously took part in the nomadic fellowship A Natural Oasis? (2018–20), after which she joined the curatorial team of the 19th Mediterranean Biennial School of Waters in San Marino. Angeliki’s practice – often collaborative and performative – has been presented and published in the Netherlands and internationally. A former board member of the Salwa Foundation (2022–23) and current board member of Subbacultcha, she advises art organisations and teaches at art academies such as the Gerrit Rietveld Academie and St. Joost School of Art & Design. Since 2019, she has collaborated closely with artist Mercedes Azpilicueta, and from 2019–2022 Angeliki was part of the artist-run residency programme bi- and the performance study group Scores for Gardens. For 2026/2027, Angeliki is faculty member and mentor of the new Alternative Education Programme of Rupert, in Vilnius.
Evento realizzato nell’ambito di The Sparks Return, progetto sostenuto da Laboratorio di Creatività Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
ore/h 18.30 – Forgia, 40′
Pina Danila Gambettola – The Third Bodies
LIVE WORKS FELLOW

Suono a volume alto / High volume sound
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The Third Bodies prende avvio da un corpo a corpo, quello tra la medium Eusapia Palladino e l’antropologo Cesare Lombroso, alla fine dell’Ottocento. Eusapia Palladino, spiritista pugliese, orfana e senza istruzione, diventa un caso studio per Lombroso, che nei suoi scritti abbina una forte patologizzazione del Sud con la delegittimazione delle pratiche magiche, ridotte a superstizione, isteria o frode. All’esperienza di Eusapia si intreccia l’autobiografia dell’artista, cresciuta nel Sud Italia, tra le tracce dei saperi magici e l’immaginario, ancora contemporaneo, di un Sud arretrato, superstizioso e soggetto a marginalizzazione e denigrazione razziale. Assumendo uno sguardo femminista e decoloniale, The Third Bodies lavora sul rapporto tra sfera pubblica e privata, tra presenze e territorio, portando alla luce una storia minoritaria che si intreccia con le prospettive culturali attraverso i saperi situati del corpo.
Pina Danila Gambettola è performance artist e vive tra Amsterdam e la Calabria. É impegnata in una ricerca transdisciplinare volta ad ampliare i confini della coreografia integrando movimento, voce, ricerca sonora e componenti installative. Pina si è laureata in Teatro e Arti performative allo IUAV di Venezia. Attualmente frequenta il Master DAS Choreography di Amsterdam, dove sta sviluppando la propria ricerca artistica.
The Third Bodies begins with a physical encounter between the medium Eusapia Palladino and the anthropologist Cesare Lombroso in the late 19th century. Eusapia Palladino, a spiritualist from Puglia, an orphan with no formal education, became a case study for Lombroso, who, in his writings, combined a strong pathologization of the South with the delegitimization of magical practices, reducing them to superstition, hysteria, or fraud. Eusapia’s experience is interwoven with the artist’s autobiography, shaped by her upbringing in Southern Italy amidst traces of magical knowledge and the still-contemporary imagery of a backward, superstitious South subject to marginalization and racial denigration. Adopting a feminist and decolonial perspective, The Third Bodies explores the relationship between the public and private spheres, between presences and territory, bringing to light a minoritarian history that intertwines with cultural perspectives through the situated knowledge of the body.
Pina Danila Gambettola is a performance artist who lives between Amsterdam and Calabria. She engages in transdisciplinary research that expands the boundaries of choreography by integrating movement, voice, sound research, and installation elements. Pina holds a degree in Theater and Performing Arts from the IUAV University in Venice. She is currently pursuing a Master’s degree in Choreography at the DAS in Amsterdam, where she is developing her artistic research.
Credits: Concept & Performance: Pina Danila Gambettola | Sound: Giorgio Gristina | Mentoring: Andrea Rodrigo, Simone Frangi | Contribute to the performative research process: Giada Cipollone | Coproduction: DAS Choreography Amsterdam (AHK), Centrale Fies | Feedback & External Eye: DAS peers and tutors | Special thanks to Annalisa Sacchi and Piersandra Di Matteo for their ongoing external support to the research
ore/h 19.30 – Sala Comando, 60′
Kristina Kusmina Dreit – Druzhba sent from my iPhone
LIVE WORKS FELLOW

Presenza di fumo scenografico / Presence of theatrical smoke
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Druzhba sent from my iPhone si confronta con il linguaggio visivo ambiguo e perturbante del Realismo Socialista, concentrandosi sulla rappresentazione delle lavoratrici. La performance e l’installazione nascono da un sottile parallelo tra i dipinti del Realismo Socialista e i gesti e le pose presenti nelle fotografie di famiglia dell’artista. All’interno di un ambiente immersivo, appaiono figure spettrali ma familiari che si muovono tra passato, presente e futuro. Materiali industriali e organici si fondono, dando vita a forme al contempo romantiche e tormentate. Druzhba sent from my iPhone invita a esplorare le stratificazioni della memoria, del lavoro e le possibilità dell’immaginazione condivisa.
Nata in Kazakistan e attiva tra Berlino e Vienna, Kristina Kusmina Dreit sviluppa una ricerca multidisciplinare che unisce performance, installazione, scrittura e cinema. Al centro del suo lavoro vi è un’analisi del legame tra classe, corpo e materialità, tesa a rintracciare i confini tra la quotidianità e il perturbante (eerie). È co-autrice, insieme alla sorella, del libro Working Class Daughters: Talking about Class, pubblicato nel 2024.
Druzhba sent from my iPhone engages with the uncanny and ambivalent visual language of Socialist Realism, focusing on the depiction of women workers. The performance and installation grew from a subtle parallel between Socialist Realist paintings and the gestures and poses in the artist’s family photographs. Within an atmospheric environment, eerie yet familiar figures appear, moving between past, present, and future. Industrial and organic materials collide, forming shapes that feel both romantic and haunting. Druzhba sent from my iPhone invites visitors to enter a space suspended between fragile hope and quiet delusion, where memory, labor, and collective imagination can be explored.
Kristina Kusmina Dreit, born in Kazakhstan and based between Berlin and Vienna, is a multidisciplinary artist working across performance, installation, text, and film. Her work explores the intersections of body, class, and materiality, tracing shifting perceptions between the eerie and the familiar. In 2024, she co-published the book Working Class Daughters: Talking about Class together with her sister.
Concept, Artistic Direction, Installation, Text, Costume: Kristina Kusmina Dreit | Performance: Julia Müllner, Camilla Schielin | Scenography: Yi-Ju Chou
ore/h 21.30 – Turbina 1, 60′
Tiziano Cruz – Wayqeycuna
LIVE WORKS GUEST ARTIST

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Proprio come le donne andine intrecciano i loro quipu (oggetti tessili realizzati con corde e nodi) come memoriali, l’artista argentino Tiziano Cruz intraprende un viaggio a ritroso verso la sua infanzia per riconnettersi con la sua comunità. Basata su un lavoro di ricerca d’archivio, la performance propone una riflessione su come le gerarchie razziali e le strutture di dominio operano in un mondo in cui il neoliberismo devasta violentemente le tracce culturali, vitali e collettive. Wayqeycuna è l’ultimo capitolo della trilogia “Tres Maneras de Cantarle a una Montaña”, in cui l’artista articola, attraverso una serie di gesti poetici, i suoi ricordi d’infanzia dell’entroterra dell’Argentina settentrionale con manifesti politici sul mercato dell’arte e sui privilegi di classe.
La ricerca artistica interdisciplinare di Tiziano Cruz coniuga il linguaggio visivo e teatrale con la performance e l’intervento nello spazio pubblico. Attraverso il supporto del Fondo Nacional de las Artes e dell’Instituto Nacional del Teatro (Argentina), Cruz si è affermato sulla scena internazionale vincendo la Bienal de Arte Joven 2019 e il prestigioso ANTI Festival Prize (Finlandia) nel 2023. Nel 2024 ha vinto il ZKB Audience Prize presso lo Zürcher Theater Spektakel, in Svizzera. Ha fondato ULMUS, piattaforma di gestione culturale dedicata alla mediazione tra organizzazioni in Argentina e nel resto del Sud America e ha ricoperto il ruolo di produttore per il Centro Cultural Recoleta di Buenos Aires. Le sue opere sono state presentate in Cile, Brasile, Messico, Canada, Portogallo, Spagna, Francia, Svizzera, Germania, Finlandia, Regno Unito, Turchia, Italia, Polonia e Stati Uniti.
Just as Andean women weave their quipus [textile artefacts made of ropes and knots] as memorials, the Argentinean artist Tiziano Cruz takes the path back to his childhood to reconnect with his community. Based on archival work, the piece proposes a reflection on how racial hierarchies and structures of domination operate in a world in which neoliberalism violently devastates cultural, vital and collective traces. Wayqeycuna is the last piece in the trilogy “Tres Maneras de Cantarle a una Montaña”, in which the artist articulates, through a series of poetic gestures, his childhood memories of the interior of northern Argentina with political manifestos on the art market and class privilege.
Tiziano Cruz is an interdisciplinary artist whose work fundamentally brings together visual and theatrical language, performance and artistic intervention in public space. Tiziano has been a grantee of the Fondo Nacional de las Artes and the Instituto Nacional del Teatro ARG. He was a winner of the Bienal de Arte Joven 2019 and winner of the ANTI award, Finland, 2023; and in 2024 he wins “The ZKB Audience Prize 2024” at Zürcher Theatre Spektakel -Switzerland. He is the founder of the Cultural Management Platform ULMUS, dedicated to the mediation between different cultural organisations in Argentina and neighbouring countries. He has worked as a Content Producer at the Centro Cultural Recoleta in Buenos Aires. His works have toured Chile, Brazil, Mexico, Canada, Portugal, Spain, France, Switzerland, Germany, Finland, United Kingdom, Turkey, Italy, Poland and the USA.
director, playwright and performer: Tiziano Cruz | dramaturg: Rodrigo Herrera | Artistic Collaboration: Rio Paraná (Duen Sacchi y Mag De Santo) | technical coordination, filmmaker, photography, sound and music design: Matías Gutierrez | lights design: Matías Sendón | costume design and Arts Production: Luciana Iovane | executive production: Cecilia Kuska (ROSA studio) and ULMUS GESTIÓN CULTURAL | international relations, executive production and tour management: CECILIA KUSKA (ROSA studio). | Creation Residencies: La Virreina Centre de la Imatge (España), CRL – Central Elétrica (Portugal) | Coproducers: MITsp (Sao Paulo International Theater Exhibition), Festival D´Avignon, La Batie, Zurich Theater Spektakel, Ulmus Gestión Cultural & ROSA studio | With the support of: FIBA (Buenos Aires International Festival) and and CCKONEX (KONEX Cultural City, Buenos Aires), CRL – Central Elétrica (Portugal) | With the help of: Community of San Francisco and Santa Barbara, Jujuy – Argentina. The Cruz family for accompanying this new creation
ore/h 23.00 – Turbina 2, 25′
Juan Yung-Han – Picking on the Waves
LIVE WORKS FELLOW

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In un ecosistema precario di ragnatele, un performer interagisce con una Debtorfly, una creatura speculativa, simile a una farfalla, le cui ali ricordano padiglioni auricolari, che vibrano in risonanza con la voce umana. L’azione si articola attraverso una sequenza di gesti di soccorso, cura del condotto uditivo, trazione e ascolto che ridefiniscono lo spazio. Muovendosi nel fitto intreccio, il performer ne moltiplica i fili, collegando corpi, oggetti e superfici in un’ecologia cinetica in continua metamorfosi. Ogni tentativo di liberare la creatura o di pulirle il condotto uditivo intensifica l’interazione tra corpo e burattino, producendo uno scambio simbolico di gesti e significati. L’atto della pulizia si trasforma in una negoziazione instabile, dove la cura non è scindibile dall’indagine in un campo d’azione fragile in cui coesistono, indissolubili, salvataggio, disturbo e dedizione.
La pratica artistica di Juan Yung-Han sull’animazione si basa sul riciclo delle tracce di lavoro sperimentate nel teatro di figura. La sua ricerca esplora il modo in cui gli eventi storici imprimono un movimento persistente nei corpi e nella materia. Attraverso l’antropomorfizzazione degli strumenti e del lavoro ripetitivo, moti sottili vengono gradualmente riattivati, consentendo alla memoria di stratificarsi e trasformarsi all’interno di strutture performative.
Within a fragile web environment, a performer encounters a Debtorfly, a speculative butterfly-like creature whose wings resemble human ears and resonate with human voice. Gestures of rescuing, ear-clearing, pulling, and listening unfold across the space. As the performer moves through the web, threads stretch and multiply, gradually linking bodies, objects, and surfaces into a shifting ecology of movement. Each attempt to free the creature or clear its ear canal intensifies the interaction between body and puppet, producing a symbolic exchange of gestures and meanings. The act of cleaning becomes an unstable negotiation in which care and probing remain inseparable, and where rescue, disturbance, and attention coexist within the same fragile field of actions.
Juan Yung-Han produces surplus animation by recycling the traces of labor in experimental puppetry. He explores how historical events leave lingering motion in bodies and materials. Through the anthropomorphization of tools and repetitive labor, these subtle movements are gradually reactivated, allowing memory to accumulate and transform within performative structures.
Collaborator: Lin Hsin-Chi | Live stream camera: Wang Syu-Li | Movement direction: LI, Ming Chen | Sound: Simone Reca | Music:Kueh Peh Gān | Special thanks: Hang Li | Supported by National Culture and Arts Foundation, Taiwan Contemporary Culture Lab (C-LAB & CREATORS Program), KUANG ZHENG LAW FIRM

SABATO 18 LUGLIO – SATURDAY 18 JULY
ore/h 17.00 – Parco, 60′
Hannah Proctor – lecture
FREE SCHOOL OF PERFORMANCE

L’incontro sarà tenuto in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano.
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Hannah Proctor è una storica presso l’University of Strathclyde, a Glasgow. Il suo libro Burnout: The Emotional Experience of Political Defeat è stato pubblicato da Verso Books nel 2024. Attualmente sta lavorando a due progetti editoriali: Communist Cases, dedicato alle scienze sociali negli Stati Uniti durante la Guerra Fredda, e una storia dei “lunghi anni Novanta”. Si interessa inoltre al tema della vendetta.
Hannah Proctor is a historian at the University of Strathclyde in Glasgow. Her book Burnout: The Emotional Experience of Political Defeat was published by Verso in 2024. She is currently working on two book projects: Communist Cases, on Cold War era social science in the US, and a history of the long 1990s. She is also interested in revenge.
Evento realizzato nell’ambito di The Sparks Return, progetto sostenuto da Laboratorio di Creatività Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
ore/h 18.30 – Forgia, 40′
Pina Danila Gambettola – The Third Bodies
LIVE WORKS FELLOW

Suono a volume alto / High volume sound
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The Third Bodies prende avvio da un corpo a corpo, quello tra la medium Eusapia Palladino e l’antropologo Cesare Lombroso, alla fine dell’Ottocento. Eusapia Palladino, spiritista pugliese, orfana e senza istruzione, diventa un caso studio per Lombroso, che nei suoi scritti abbina una forte patologizzazione del Sud con la delegittimazione delle pratiche magiche, ridotte a superstizione, isteria o frode. All’esperienza di Eusapia si intreccia l’autobiografia dell’artista, cresciuta nel Sud Italia, tra le tracce dei saperi magici e l’immaginario, ancora contemporaneo, di un Sud arretrato, superstizioso e soggetto a marginalizzazione e denigrazione razziale. Assumendo uno sguardo femminista e decoloniale, The Third Bodies lavora sul rapporto tra sfera pubblica e privata, tra presenze e territorio, portando alla luce una storia minoritaria che si intreccia con le prospettive culturali attraverso i saperi situati del corpo.
Pina Danila Gambettola è performance artist e vive tra Amsterdam e la Calabria. É impegnata in una ricerca transdisciplinare volta ad ampliare i confini della coreografia integrando movimento, voce, ricerca sonora e componenti installative. Pina si è laureata in Teatro e Arti performative allo IUAV di Venezia. Attualmente frequenta il Master DAS Choreography di Amsterdam, dove sta sviluppando la propria ricerca artistica.
The Third Bodies begins with a physical encounter between the medium Eusapia Palladino and the anthropologist Cesare Lombroso in the late 19th century. Eusapia Palladino, a spiritualist from Puglia, an orphan with no formal education, became a case study for Lombroso, who, in his writings, combined a strong pathologization of the South with the delegitimization of magical practices, reducing them to superstition, hysteria, or fraud. Eusapia’s experience is interwoven with the artist’s autobiography, shaped by her upbringing in Southern Italy amidst traces of magical knowledge and the still-contemporary imagery of a backward, superstitious South subject to marginalization and racial denigration. Adopting a feminist and decolonial perspective, The Third Bodies explores the relationship between the public and private spheres, between presences and territory, bringing to light a minoritarian history that intertwines with cultural perspectives through the situated knowledge of the body.
Pina Danila Gambettola is a performance artist who lives between Amsterdam and Calabria. She engages in transdisciplinary research that expands the boundaries of choreography by integrating movement, voice, sound research, and installation elements. Pina holds a degree in Theater and Performing Arts from the IUAV University in Venice. She is currently pursuing a Master’s degree in Choreography at the DAS in Amsterdam, where she is developing her artistic research.
Credits: Concept & Performance: Pina Danila Gambettola | Sound: Giorgio Gristina | Mentoring: Andrea Rodrigo, Simone Frangi | Contribute to the performative research process: Giada Cipollone | Coproduction: DAS Choreography Amsterdam (AHK), Centrale Fies | Feedback & External Eye: DAS peers and tutors | Special thanks to Annalisa Sacchi and Piersandra Di Matteo for their ongoing external support to the research
ore/h 19.30 – Mezzelune, 40′
Luc Ndikumbwimana – RE-VEIL
AGITU IDEO GUDETA FELLOW

Presenza di fumo scenografico e volumi alti / Presence of scenic smoke and high volume sound
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La performance “Re-Veil” di Luc Ndikubwimana si concentra sullo smascheramento degli archivi ai quali attingiamo quotidianamente (in particolare quelli razzisti). Lo sguardo non neutro che utilizziamo per indagare il mondo viene dapprima accompagnato negli angoli bui dell’inconscio, rimanendo in bilico tra il dubbio di aver frainteso, l’imbarazzo di aver compreso e il sollievo nell’essere legittimato a soffermarsi sulle convinzioni dannose che traghettiamo inconsapevolmente nelle azioni quotidiane. Oltre al lavoro con i preconcetti dello sguardo, per il quale viene utilizzato il corpo ed il movimento, la performance indaga il binomio “assenza-presenza”. Come interpretazione di questo duo, un concetto chiave per la ricerca è quello di “acusmatico”, che viene espresso in maniera non convenzionale. Viene infatti portata l’assenza sulla scena, rendendola tangibile ma, anche in questo caso, ambigua.
Luc Ndikubwimana è un artista multidisciplinare residente a Milano, che si muove tra danza, suono, video-arte e poesia. Finalista al concorso letterario Europeo Premio Wilde, fondatore del Festival Procrastinhiphop e fellow-artist presso Centrale Fies (A.I.G.), approfondisce fin da bambino lo studio dell’hip hop dance, prima di dedicarsi anche agli altri linguaggi che caratterizzano il suo lavoro. La sua ricerca è radicata nei concetti di assenza, presenza, celamento, esilio, vita-morte, presenza-assenza, potere risignificante dell’osservazione ed “acusmatica”. Indaga questi temi, proiettando nello spazio reale, virtuale ed immaginifico simboli, suoni, corpo e riferimenti storico-culturali, muovendosi tra danza, musica, video-arte e poesia.
Luc Ndikubwimana’s performance “Re-Veil” focuses on unmasking the archives we draw on daily (particularly racist ones). The non-neutral gaze we use to investigate the world is first led into the dark corners of the unconscious, balancing between the doubt of having misunderstood, the embarrassment of having understood, and the relief of being legitimized to dwell on the harmful beliefs we unconsciously carry into our daily actions. In addition to working with the preconceptions of the gaze, for which the body and movement are used, the performance investigates the pairing of “absence-presence.” As interpreted by this duo, a key concept for their research is “acousmatic,” expressed in an unconventional way. Absence is brought onto the stage, making it tangible but, again, ambiguous.
Luc Ndikubwimana is a multidisciplinary artist based in Milan, who explores dance, sound, video art, and poetry. Finalist in the Premio Wilde European Literary Competition, founder of the Procrastinhiphop Festival and fellow artist at Centrale Fies (A.I.G.), he began studying hip hop dance as a child, before exploring the other languages that characterize his work.
performer, sound-art, music producer, video-art: Luc Ndikubwimana | music producer: Pathway Denti
ore/h 20.30 – Turbina 1 e 2, 50′
Katerina Andreou & Melissa Guex – SHOUT TWICE
LIVE WORKS GUEST ARTIST

Suono a volume alto / High volume sound
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Mosse dal desiderio di creare ed esprimersi, Katerina Andreou e Mélissa Guex uniscono le loro voci e i loro corpi in una performance vibrante in cui l’urlo diventa atto di trasformazione. SHOUT TWICE esplora la forza bruta delle emozioni, la risonanza collettiva e la fusione tra movimento, suono e spazio. Ispirato alla struttura di un concerto, il lavoro costruisce una drammaturgia frammentata, in cui ogni momento è un crescendo di intensità, un battito condiviso con il pubblico. Non si tratta di una narrazione lineare, ma di un’esperienza sensoriale in cui l’urlo, lontano dall’essere un semplice sfogo, diventa forza motrice di gioia, giocosità e resilienza.
Mélissa Guex è una danzatrice, performer e coreografa la cui ricerca ha preso il via a Bruxelles, per poi consolidarsi con il conseguimento della laurea in danza contemporanea presso La Manufacture di Losanna. In qualità di artista associata al Théâtre Sévelin 36 per un quadriennio, ha sviluppato un corpus di opere che include l’assolo improvvisativo De ceux – Episode e il suo primo solo, Sous-Sol. Parallelamente alla propria produzione, ha collaborato con figure di rilievo della scena coreografica quali Géraldine Chollet, Augustin Rebetez, Anna Marija Adomaitiene (per Pas de deux) e Katerina Andreou per la sua prima opera corale, Bless This Mess. Nel 2023, la sua seconda creazione, Rapunzel, è stata selezionata per gli Swiss Dance Days di Zurigo. Attualmente, Mélissa Guex è impegnata nella tournée internazionale del duo DOWN, progetto sviluppato in stretta collaborazione con il batterista Clément Grin.
Nata ad Atene, Katerina Andreou vive in Francia. Laureata alla Facoltà di Giurisprudenza di Atene e alla Scuola Nazionale di Danza di Atene, ha completato il programma ESSAIS presso il CNDC di Angers e ha conseguito un master in ricerca coreografica (Paris 8). Come performer, ha collaborato con DD Dorvillier, Anne Lise Le Gac, Bryan Campbell, Dinis Machado, Emmanuelle Huynh e Ana Rita Teodoro. Ha ricevuto il premio Jardin d’Europe al festival ImpulsTanz nel 2016 per il suo assolo A kind of fierce. Ha poi creato l’assolo BSTRD (2018), il duetto Zeppelin Bend (2021) con Natali Mandila, la performance Rave to Lament (2021), l’assolo Mourn Baby Mourn (2022) e, più recentemente, Bless This Mess (2024). Nel 2025 ha creato l’opera How Romantic per la compagnia nazionale norvegese Carte Blanche e We Need Silence per il Balletto dell’Opera di Lione. È artista associata al programma di master EXERCE presso il CCN di Montpellier.
Driven by an urgent need to create and express themselves together, Katerina Andreou and Mélissa Guex unite their voices and bodies in a vibrant performance where shouting becomes an act of transformation. SHOUT TWICE explores the raw power of emotions, collective resonance, and the fusion of movement, sound, and space. Inspired by the structure of a concert, the piece constructs a fragmented dramaturgy, where each moment is a rise in intensity, a pulse shared with the audience. It is not a linear narrative, but a sensory experience where the scream, far from being a simple outlet, becomes a driving force for joy, playfulness, and resilience.
Mélissa Guex is a dancer, performer, and choreographer. She began her artistic career in Brussels, where she studied performance, before obtaining her bachelor’s degree in contemporary dance at La Manufacture in Lausanne. As an associate artist at the Théâtre Sévelin in Lausanne for four years, she created several short pieces, including the solo De ceux – Episode (an improvisational format), as well as her first solo Sous sol. She also collaborated with renowned choreographers such as Géraldine Chollet, Anna Marija Andomaitie for her piece Pas de deux, Augustin Rebetez, and Katerina Andreou for her first group piece, Bless This Mess. In 2023, her second creation, Rapunzel, was presented at the Swiss Dance Days in Zurich. Mélissa is currently touring with her duo DOWN, which she is developing in collaboration with drummer Clément Grin.
Born in Athens, Katerina Andreou is based in France. A graduate of the Athens Law School and the Athens National School of Dance, she completed the ESSAIS program at the CNDC in Angers and holds a Master’s degree in choreographic research (Paris 8). As a performer, she has collaborated with DD Dorvillier, Anne Lise Le Gac, Bryan Campbell, Dinis Machado, Emmanuelle Huynh, and Ana Rita Teodoro, among others. She received the Jardin d’Europe prize at the ImpulsTanz festival in 2016 for her solo A kind of fierce. She then created the solo BSTRD (2018), the duet Zeppelin Bend (2021) with Natali Mandila, the performance Rave to Lament (2021), the solo Mourn Baby Mourn (2022), and most recently Bless This Mess (2024). In 2025, she created the piece How Romantic for the Norwegian national company Carte Blanche and We Need Silence for the Lyon Opera Ballet. She is an associate artist with the EXERCE Master’s program at the CCN in Montpellier.
Conception, Creation et performance : Katerina Andreou, Mélissa Guex | Sound design: Cristian Sotomayor | Lights: Luis Henkes Outside ear, vocal technics: Ezra | Costumes and accessories: Pauline Brun | Technical direction: Thomas Roulleau-Gallais | Production: Elodie Perrin, Amandine Bula | Administration: Valérie Niederoest | Touring: Elodie Perrin | Production: BARK, SUMO | Coproducters: Théâtre Vidy Lausanne, CCN de Caen en Normandie dans le cadre du dispositif « Artiste associée », Pavillon ADC – Genève, les Subs – lieu vivant d’expériences artistiques Lyon, Festival d’Automne à Paris, CN D – Centre national de la danse, La Commune, Centre dramatique national d’Aubervilliers, Schaubühne Lindenfels Leipzig | With the support of Dance Reflections by Van Cleef & Arpels | Supported by la Ville de Lausanne, le Canton de Vaud, Pro Helvetia – Fondation suisse pour la culture, la Loterie Romande, Pour-cent culturel Migros Vaud | residencies : studio de la Maison de la danse, Lyon – Pôle européen de création», Santarcangelo festival, Gessnerallee Zürich.
ore/h 22.30 – Sala Comando, 30′
Publik Universal Frxnd – Born to Lose
LIVE WORKS FELLOW

Presenza di fumo scenografico, volumi alti / Presence of theatrical smoke, high volume
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Born to Lose è una nuova installazione scultorea e un’esplorazione sonora della morte intesa come transizione da uno stato all’altro, che si articola attraverso l’uso di musica, canne d’organo in legno appositamente realizzate, canto corale e opere scultoree “attivate”. Questi elementi plastici mutano in partecipanti sonori durante una performance innescata dall’esibizione dal vivo (o dalla presenza) di Publik Universal Frxnd. Le canne d’organo, commissionate per l’occasione e realizzate da Saemus Cater, traggono ispirazione dall’Organo di Legno, costruito intorno al 1580 e tuttora preservato all’interno della Hofkirche di Innsbruck.
Publik Universal Frxnd, artista, ha sede ad Amsterdam. La sua ricerca esplora l’intreccio tra corpo, macchina e natura nel solco dell’industrializzazione. Attraverso una lente queer applicata alle storie del lavoro, della migrazione e dell’instabilità politica, le sue recenti performance impiegano la musica e il suono per indagare la rappresentazione, la soggettività queer e la pratica del lavorare entro o attraverso il vincolo. Il suo lavoro critica il modo in cui i paesaggi post-industriali riflettono narrazioni di cancellazione e perdita ecologica. La sua pratica si articola in un equilibrio tra ricerca, collaborazione, installazione, performance e musica.
Born to Lose is a new sculptural installation and sonic exploration of death as a form of transition from one state to another using music, specially constructed wooden organ pipes, choral singing, and ‘activated’ sculptural works. The sculptural works will become sonic participants within a live performance activated by Publik Universal Frxnd. The specially commissioned organ pipes, made by Saemus Cater, are based on the pipes of the Organo di Legno that was built around 1580 and is now situated at the Hofkirche, Innsbruck.
Publik Universal Frxnd is an Amsterdam-based artist whose work explores the entanglement of body, machine, and nature in the wake of industrialization. Taking a queer perspective on histories of labor, migration, and political instability, their recent performances use music and sound to investigate representation, queer subjectivity, and the idea of working with or through constraints. Their work critiques how post-industrial landscapes reflect histories of erasure and ecological loss. Their practice balances research, collaboration, installation and performance and music.
concept/performance – Publik Universal Frxnd | music composition – Publik Universal Frxnd & Liza Dries | organ builder – Seamus Cater | mechanical engineering – Dimi Wiertz | the performance in generously supported by the Mondriaan Fonds, voordekunst and Cultuurfonds
ore/h 23.00 – Turbina 1 e 2, 40′
Tim Bartel – REMAINS
LIVE WORKS FELLOW

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REMAINS si riferisce a tutto ciò che resta dopo che il resto è stato rimosso, consumato o distrutto. In questa performance, il termine indica il linguaggio che permane, che continua a risuonare.
REMAINS osserva da vicino la T-shirt grafica come palcoscenico e al tempo stesso come copione, indagandone la capacità di ricontestualizzare un corpo e di rendere visibili le proprietà fisiche del linguaggio e dell’identità. La performance riflette inoltre sulla temporalità: tutte le scritte sembrano appartenere a qualcosa che è già accaduto molto tempo fa, oppure a qualcosa che è ancora in attesa di produrre un effetto.
Mettendo in discussione le strutture narrative del racconto lineare, REMAINS esplora il modo in cui il significato possa essere mediato, riorganizzato e vissuto diversamente attraverso lo spazio pubblico e quello privato.
Tim Bartel è un artista, scrittore e designer con base ad Amsterdam (Paesi Bassi). Il suo lavoro esplora l’ambiguità intrinseca del linguaggio attraverso costruzioni e performance basate sull’abbigliamento. Prendendo spunto visivo dagli indumenti per creare opere d’arte, statiche o attivate attraverso la performance, il suo lavoro suggerisce l’idea di mettere sé stessi nell’opera che si ha di fronte. Attraverso l’associazione tra linguaggio e corpo, Bartel costruisce una metafora dell’abitare fisicamente il linguaggio.
REMAINS refers to everything left after all else has been removed, used, or destroyed. In this performance, the term points to language that lingers. REMAINS takes a close look at the graphic T-shirt as both stage and script, its capability of recontextualising a body, and its ability to demonstrate the physical properties of language and identity. REMAINS observes timeliness, where all the writing seems to either already have happened, a long time ago, or still anticipating an impact. Challenging the narrative structures of linear storytelling, the performance explores how meaning can be mediated, rearranged and experienced differently through both public and private space.
Tim Bartel (he/him), is an artist, writer, and designer based in Amsterdam (NL). His work explores the inherent ambiguity of language through garment-based constructions and performances. Taking visual cues from clothing to create artworks, either still or activated through a performance, they suggest the idea of putting yourself into the work in front of you. Attaching language to a body to create a metaphor for inhabiting language physically.
DOMENICA 19 LUGLIO – SUNDAY 19 JULY
ore/h 15.00 – Parco, 90′
Attraversare la notte – tavolo di lavoro con Hospiz, Rave.Me, Rifugio Amore, Spazio AMA, Trigger Collective, Zoona Magnifique

FREE ENTRY
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Come si costruisce e si sostiene una scena notturna viva, libera e accessibile in territori lontani dai grandi centri e dalle infrastrutture culturali più consolidate? A partire da questa domanda, alcune realtà attive in Trentino-Alto Adige e altri contesti territoriali prossimi alla regione si danno appuntamento al parco di Centrale Fies per un tavolo di lavoro. Un momento per condividere pratiche, desideri ed esperienze nate attorno alle varie forme del dancefloor e alla costruzione di reti affettive e politiche capaci di sostenere una cultura della notte libera – contro ogni forma di discriminazione. Progettualità che sfuggono alle definizioni, luoghi che cambiano insieme alle persone che li attraversano: pratiche differenti, accomunate dalla ricerca di nuove modalità di ascolto e collettività. Nel contesto di Live Works Summit, dedichiamo un momento di co-formazione aperto al pubblico e a chiunque desideri entrare in dialogo con una costellazione di pratiche situate, capaci di (s)radicarsi nei territori senza rinunciare alla possibilità di trasformarli.
How can a vibrant, free and accessible nightlife scene be built and sustained in places far from major urban centres and well-established cultural infrastructures? Starting from this question, a number of organisations active across Trentino–South Tyrol and neighbouring regions will gather in the park at Centrale Fies for a working session. A moment to share practices, aspirations and experiences emerging around different forms of the dancefloor, and around the creation of affective and political networks capable of sustaining a free nightlife culture—one that actively resists all forms of discrimination. These are projects that evade fixed definitions, and places that evolve alongside the people who inhabit them: diverse practices united by a shared search for new ways of listening, gathering and being together. Within the context of Live Works Summit, we are dedicating this public co-learning session to anyone wishing to engage in dialogue with a constellation of situated practices—practices capable of taking root, and of being uprooted, across territories without ever giving up the possibility of transforming them.
ore/h 17.00 – Parco, 60′
Costanza Spina – lecture
FREE SCHOOL OF PERFORMANCE

L’incontro sarà tenuto in lingua italiana con traduzione simultanea in inglese.
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Natə a Catania nel 1992, Costanza Spina vive in Francia da quindici anni, dove ha frequentato Science Po, istituto di scienze politiche di Rennes. Risiede a Marsiglia dal 2020. Autorə e giornalista, nel 2014 fonda Manifesto XXI, una delle prime testate queer in Francia. Pubblica i suoi articoli e approfondimenti su Manifesto XXI, Censored e La Déferlante. Nel 2026 esce il suo primo romanzo, Lettre infinie, Thésée en Sicile (éditions trouble).
Born in Catania in 1992, Costanza Spina has lived in France for the past fifteen years, where she studied at Sciences Po Rennes. She has been based in Marseille since 2020. A writer and journalist, in 2014 she founded Manifesto XXI, one of the first queer media outlets in France. Her articles and in-depth essays have been published in Manifesto XXI, Censored, and La Déferlante. In 2026, her first novel, Lettre infinie, Thésée en Sicile (éditions trouble), was published.
Evento realizzato nell’ambito di The Sparks Return, progetto sostenuto da Laboratorio di Creatività Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
ore/h 18.30 – Forgia, 40′
Pina Danila Gambettola – The Third Bodies
LIVE WORKS FELLOW

Suono a volume alto / High volume sound
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The Third Bodies prende avvio da un corpo a corpo, quello tra la medium Eusapia Palladino e l’antropologo Cesare Lombroso, alla fine dell’Ottocento. Eusapia Palladino, spiritista pugliese, orfana e senza istruzione, diventa un caso studio per Lombroso, che nei suoi scritti abbina una forte patologizzazione del Sud con la delegittimazione delle pratiche magiche, ridotte a superstizione, isteria o frode. All’esperienza di Eusapia si intreccia l’autobiografia dell’artista, cresciuta nel Sud Italia, tra le tracce dei saperi magici e l’immaginario, ancora contemporaneo, di un Sud arretrato, superstizioso e soggetto a marginalizzazione e denigrazione razziale. Assumendo uno sguardo femminista e decoloniale, The Third Bodies lavora sul rapporto tra sfera pubblica e privata, tra presenze e territorio, portando alla luce una storia minoritaria che si intreccia con le prospettive culturali attraverso i saperi situati del corpo.
Pina Danila Gambettola è performance artist e vive tra Amsterdam e la Calabria. É impegnata in una ricerca transdisciplinare volta ad ampliare i confini della coreografia integrando movimento, voce, ricerca sonora e componenti installative. Pina si è laureata in Teatro e Arti performative allo IUAV di Venezia. Attualmente frequenta il Master DAS Choreography di Amsterdam, dove sta sviluppando la propria ricerca artistica.
Pina Danila Gambettola is a performance artist who lives between Amsterdam and Calabria. She engages in transdisciplinary research that expands the boundaries of choreography by integrating movement, voice, sound research, and installation elements. Pina holds a degree in Theater and Performing Arts from the IUAV University in Venice. She is currently pursuing a Master’s degree in Choreography at the DAS in Amsterdam, where she is developing her artistic research.
The Third Bodies begins with a physical encounter between the medium Eusapia Palladino and the anthropologist Cesare Lombroso in the late 19th century. Eusapia Palladino, a spiritualist from Puglia, an orphan with no formal education, became a case study for Lombroso, who, in his writings, combined a strong pathologization of the South with the delegitimization of magical practices, reducing them to superstition, hysteria, or fraud. Eusapia’s experience is interwoven with the artist’s autobiography, shaped by her upbringing in Southern Italy amidst traces of magical knowledge and the still-contemporary imagery of a backward, superstitious South subject to marginalization and racial denigration. Adopting a feminist and decolonial perspective, The Third Bodies explores the relationship between the public and private spheres, between presences and territory, bringing to light a minoritarian history that intertwines with cultural perspectives through the situated knowledge of the body.
Credits: Concept & Performance: Pina Danila Gambettola | Sound: Giorgio Gristina | Mentoring: Andrea Rodrigo, Simone Frangi | Contribute to the performative research process: Giada Cipollone | Coproduction: DAS Choreography Amsterdam (AHK), Centrale Fies | Feedback & External Eye: DAS peers and tutors | Special thanks to Annalisa Sacchi and Piersandra Di Matteo for their ongoing external support to the research
ore/h 19.30 – Turbina 2, 40′
Abdul Halik Azeez – Authentic Narrative of the Curious Espionage of an Unnamed Moor
LIVE WORKS FELLOW

Presenza di fumo scenografico / Presence of scenic smoke
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Authentic Narrative of the Curious Espionage of an Unnamed Moor è un’opera di fantascienza speculativa che attinge agli archivi coloniali e alle storie dell’Oceano Indiano per reimmaginare la costruzione della storia dal punto di vista di coloro che sono stati esclusi dai documenti ufficiali. L’opera è esposta al pubblico presso il Research Lab 2, Department of Mnemonic Archeology, Institute of Consummate Memory, dove il ricercatore senior Ifurbad Imurdad XVII (interpretato dall’artista) e l’Oracolo di Basira tentano di estrarre e analizzare le emozioni, i ricordi e i sogni racchiusi in un fossile umano millenario risalente al XIX secolo d.C.
Abdul Halik Azeez è un artista multidisciplinare e organizzatore originario di Colombo, Sri Lanka. Nel suo lavoro indaga le intersezioni tra tardo capitalismo, colonialismo e i processi di costruzione della memoria, della storia e delle politiche identitarie. È cofondatore di The Packet, un collettivo nato nel 2019. Le sue opere sono state esposte alla Biennale di Singapore (2025), alla Triennale dell’Asia-Pacifico (2024), a Videobrasil (2023) a documenta 15 (2022), e ha ottenuto residenze e borse di studio presso la Delfina Foundation (2025), l’Akademie Schloss Solitude (2026), il Prince Claus Fund (2023), l’Alserkal Art Foundation (2025) e la Sharjah Art Foundation (2022).
Authentic Narrative of the Curious Espionage of an Unnamed Moor is a work of speculative fiction which draws on colonial archives and Indian Ocean histories to reimagine history making from the perspective of those written out of the official record. The work stages a public viewing at Research Lab 2, Department of Mnemonic Archeology, Institute of Consummate Memory, where senior researcher Ifurbad Imurdad XVII (played by the artist) and the Oracle of Basira attempt to extract and analyse the emotions, memories, and dreams held within a millennia-old human fossil originating from the 19th century AD.
Abdul Halik Azeez is based in Colombo, Sri Lanka. A multidisciplinary artist and organiser, his work explores relationships between colonialism, late capitalism, memory/history making and identity politics. He is co-founder of The Packet, a collective formed in 2019. His work has shown at the Singapore Biennial (2025), Asia Pacific Triennial (2024), Videobrasil (2023) and documenta fifteen (2022), and has received residencies and fellowships with the Delfina Foundation (2025), Akademie Schloss Solitude (2026), Prince Claus Fund (2023) Alserkal Art Foundation (2025) and the Sharjah Art Foundation (2022).
Writing, directing and editing – Abdul Halik Azeez | Production and dramaturgy – Tamara Seilman | Additional videography and writing – Tamara Seilman | Sound design – Tini Aliman | Arwi translation – Ahamed Althaf | Cast: The Oracle of Basira – Venuri Perera, Wedara Aziz – Ahamed Althaf, Ifurbad Imurdad XVII – Abdul Halik Azeez
ore/h 21.30 – Sala Comando, 45′
Eleni Roberts Kazouri & Vladimir Babinchuk – STRIKE
LIVE WORKS FELLOW

Presenza di fumo scenografico, volumi alti / Presence of theatrical smoke, high volume
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STRIKE prende avvio dall’eco di una lotta. In una lunga sala di cemento che si legge come un corridoio, tre performer lavorano a partire dalla persistenza di un’immagine di strada. Un unico telefono contiene un video a bassa risoluzione girato a Exarchia, Atene, nel dicembre 2008, ripreso nei minuti successivi a uno sparo, mentre i corpi continuano a radunarsi, muoversi e reagire. Una strada tenuta in una mano, grande quanto una mano. L’immagine non spiega l’evento. Segna piuttosto uno scarto temporale: qualcosa è accaduto e i corpi arrivano dopo. STRIKE rimane dentro questo ritardo senza trattarlo come una giustificazione. La rabbia si manifesta come attesa, come movimento senza una destinazione, come il lavoro necessario per restare insieme agli altri quando la ragione stessa dell’assembrarsi si è ormai dissolta. Rifiuta quella chiusura che la data, la distanza e il telefono continuano a suggerire.
Eleni (Grecia, 1998) e Vladimir (Francia, 2001) sono un duo artistico basato tra Bruxelles e Atene che opera nell’ambito della ricerca coreografica, visiva e sonora. Hanno conseguito una laurea triennale in Danza presso la P.A.R.T.S. nel 2022. Vladimir ha successivamente completato il suo percorso accademico con un Master in Arti Visive presso il Sint Lucas di Anversa nel 2026. Il loro lavoro di debutto, DARKWAVES, è stato nominato finalista al premio Roel Verniers dal Het Theaterfestival ed è stato presentato al MIRfestival (Grecia) nel 2025.
STRIKE departs from the echo of a fight. In a long concrete hall that reads like a corridor, three performers work from the afterimage of a street. A single phone carries a low-resolution video from Exarcheia, Athens, December 2008, filmed in the minutes after a shot, while bodies are still gathering, moving and reacting. A street, held in one hand, at the size of a hand. The image does not explain the event. It marks a delay: something has happened, and the bodies arrive after it. STRIKE stays in that delay without treating it as an apology. Rage shows up as waiting, as movement with nowhere to go, as the work of staying with others once the reason to gather has dispersed. It refuses the closure that the date, the distance and the phone all keep offering.
Eleni (b. 1998, GR) and Vladimir (b. 2001, FR) are a Brussels/Athens based artistic duo working across choreography, sound, and visual research. They both graduated from P.A.R.T.S. with a BA in Dance (2022). Vladimir pursued an MA in Fine Arts at Sint Lucas Antwerpen (obtained 2026). Their debut work, DARKWAVES, was nominated as finalist in the Roel Verniers prize by Het Theaterfestival, and shown at MIRfestival (GR) in 2025.
Concept & Creation: Eleni Roberts Kazouri, Vladimir Babinchuk | Co-creation & Research: Eleni Roberts Kazouri, Vladimir Babinchuk, Urtė Groblytė | Performed by: Eleni Roberts Kazouri, Vladimir Babinchuk, Urtė Groblytė | Sound: Panos Alexiades | Costumes: Macarena Bielski | Outside eye: Fotini Stamatelopoulou | Light design: Glenn Cox | Residencies: Centrale di Fies, CSC Bassano del Grappa, Kunstencentrum BUDA, RADAR
ore/h 22.30 – Turbina 1, 60′
Alif Hilal (fka Lyra Pramuk) – a/v concert
LIVE WORKS GUEST ARTIST

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Spinta da un profondo senso di collettività, spiritualità e cura, Alif Hilal (fka Lyra Pramuk) evoca una rara forma di musica devozionale. Artista multidisciplinare americana residente a Berlino (vocalist, compositrice, produttrice, DJ, performer e astrologa), Lyra fonde il potenziale illimitato della voce umana con la magia della tecnologia. Con una formazione classica e cresciuta nella scena club berlinese, ha dato vita a un suono genre-fluid radicato nell’improvvisazione, nelle tecniche sperimentali e nell’elettronica left-field, ottenendo ampi consensi da testate eterogenee come Pitchfork, Mixmag e Vogue. Il suo secondo album, Hymnal, un canzoniere di canti devozionali trasformativi, esplora l’estatica genesi dei rituali sacri, espandendo i temi del suo celebre debutto del 2020, Fountain (pubblicato da Bedroom Community). L’album è stato rilasciato il 13 giugno 2025 per l’etichetta pop.soil / 7K!, riscuotendo un grande successo di critica. Ricercata in diversi ambiti musicali, Lyra ha collaborato con Moses Sumney e Sam Smith in una rilettura di “You Make Me Feel” di Sylvester e ha lavorato a stretto contatto con artisti come Holly Herndon, Caterina Barbieri, Colin Self e Ben Frost. Come performer, plasma i suoi live in forma di rituali collettivi, calcando palchi prestigiosi in tutto il mondo, dal Pitchfork Festival di Londra al MoMA PS1, passando per Sonar, Club to Club e Unsound Adelaide; le sue esibizioni più recenti includono Roskilde, Rewire e Nuits Sonores. Recentemente ha fondato pop.soil, un hub sperimentale ed etichetta discografica dedicata a favorire la crescita artistica, la collaborazione e lo scambio attraverso contenuti digitali, pubblicazioni, eventi e uno show radiofonico su NTS.
Compelled by collectivity, spirituality, and care, Alif Hilal (fka Lyra Pramuk) conjures a rare form of devotional music. The Berlin-based, American multidisciplinary artist—vocalist, composer, producer, DJ, performance artist, and astrologer—merges the limitless potential of the human voice with the magic of technology. Classically trained and raised in Berlin’s club scene, Lyra’s genre-fluid sound, rooted in improvisation, experimental techniques and left-field electronics, has earned acclaim from diverse outlets including Pitchfork, Mixmag, and Vogue. Her sophomore album Hymnal—a book of transformational worship songs—explores the ecstatic genesis of sacred rituals, expanding the themes of her celebrated 2020 debut Fountain (Bedroom Community). It was released by pop.soil / 7K! on June 13, 2025 to much acclaim. Sought after in various musical worlds, Lyra has collaborated with Moses Sumney and Sam Smith in a reimagining of Sylvester’s “You Make Me Feel” and has worked closely with Holly Herndon, Caterina Barbieri, Colin Self, and Ben Frost. As a live performer, she shapes her shows into collective rituals, which she has staged across the globe at Pitchfork Festival London, MoMA PS1, Sonar, Club to Club, and Unsound Adelaide—recent performances include Roskilde, Rewire, and Nuits Sonores. She recently founded pop.soil, an experimental hub and label that nurtures artistic growth, collaboration, and exchange through digital content, releases, events, and an NTS radio show.