THE SPARKS RETURN

22.07.2026

a cura di Stefania Santoni, Pierangelo Giacomuzzi, P. Parenti

un progetto di Virginia Sommadossi e Elisa Di Liberato

In questo nuovo progetto di Centrale Fies, vincitore dell’avviso pubblico Laboratorio di Creatività Contemporanea, l’asse arte-territorio viene messo in crisi e rielaborato, facendo emergere tensioni e possibilità inattese. Una pratica che Centrale Fies tiene viva, concreta e, a tratti, scomoda e controintuitiva. Il territorio, per noi, non è mai stato qualcosa su cui lavorare, uno sfondo o una cornice per identità da rappresentare, nè origine da preservare, ma una materia fatta di corpi che arrivano e ripartono, di storie non pacificate, di paesaggi che chiedono di essere interrogati. Il territorio è uno spazio che va attraversato, esposto al rischio dell’immaginazione. In questa prospettiva, l’arte non serve a raccontare i luoghi ma a renderli meno ovvi, a sottrarli alla retorica del concetto di valorizzazione e ad aprire domande. Il concetto di appartenenza lascia dunque il posto a quello di responsabilità, una responsabilità condivisa, che ha implicato fin dal principio e ancora oggi, ascolto, conflitto, cura e tempo lungo. A un’idea di territorio come “comunità data”, proponiamo dunque quella di spazio di negoziazione continua tra pratiche artistiche, economie locali, politiche culturali, desideri individuali e collettivi. Qui l’arte è un dispositivo che mette in circolo saperi, che rende visibili asimmetrie, che accetta di non essere neutrale. Il lavoro è quello di assumere il rischio di posizionarsi, sapendo che ogni posizione produce effetti reali, anche quando non sono immediatamente misurabili. THE SPARKS RETURN è un nuovo progetto che parla di alleanze, di un’idea di cultura che non colonizza, ma co-progetta rifiutando le semplificazioni, portando in superficie tutte le complessità, non limitandosi a includere, ma lasciandosi trasformare da ogni incontro. Il metodo che adottiamo implica di stare ai margini, di lavorare con ciò che è non addomesticato e in perenne movimento, di immaginare il territorio come campo aperto di possibilità. In un tempo che chiede alle istituzioni culturali di essere efficienti, riconoscibili, performative, con THE SPARKS RETURN, Centrale Fies continua a praticare una forma di resistenza radicale ma gentile, quella di chi pensa che l’arte, quando incontra davvero un territorio lo rende più difficile da possedere. E quindi più libero.

In this new project by Centrale Fies, supported through the Laboratorio di Creatività Contemporanea public grant, the relationship between art and territory is questioned, unsettled, and reimagined, bringing unexpected tensions and possibilities to the surface. It is a practice that Centrale Fies has long kept alive—concrete, situated, and at times uncomfortable and counterintuitive. For us, territory has never been something to work on, a backdrop or a frame for identities to be represented, nor an origin to be preserved. Rather, it is a material composed of bodies arriving and departing, of unresolved histories, of landscapes that demand to be questioned. Territory is a space to be crossed, exposed to the risk of imagination. From this perspective, art is not a tool for narrating places but for making them less obvious, freeing them from the rhetoric of “valorisation” and opening them up to new questions. The notion of belonging therefore gives way to that of responsibility—a shared responsibility that has always required, and still requires, listening, conflict, care, and long-term commitment. Against the idea of territory as a “given community,” we propose instead a space of continuous negotiation among artistic practices, local economies, cultural policies, and individual and collective desires. Here, art becomes a device that circulates knowledge, reveals asymmetries, and accepts its own impossibility of neutrality. The work lies in taking the risk of positioning oneself, knowing that every position produces real effects, even when those effects are not immediately measurable. THE SPARKS RETURN is a new project about alliances and about a vision of culture that does not colonise but co-designs; one that refuses simplifications, brings complexities to the surface, and does not merely seek inclusion but allows itself to be transformed by every encounter. The method we embrace involves inhabiting the margins, working with what remains untamed and in constant motion, and imagining territory as an open field of possibilities. At a time when cultural institutions are increasingly expected to be efficient, recognisable, and performative, with THE SPARKS RETURN Centrale Fies continues to practice a form of resistance that is both radical and gentle: the resistance of those who believe that art, when it truly encounters a territory, makes it more difficult to possess—and therefore more free.

Stefania Santoni (she/her) è una consulente culturale transfemminista e curandera di parole. Lavora tra linguaggi e territori, dove le narrazioni possono disinnescare stereotipi e far germogliare possibilità. Realizza progetti di trasformazione culturale con focus su parità di genere e prevenzione della violenza maschile contro le donne. Crede nelle parole come strumenti di cura e nella scrittura come pratica di guarigione e rigenerazione: uno storytelling legato al genius loci, tra memorie non egemoni, pensiero magico e visioni che scavalcano il reale.

Pierangelo Giacomuzzi (he/him) è un curatore e attivista culturale Ladino, vive in quelle terre di mezzo dove le opportunità sono doppie. I suoi progetti curatoriali parlano essenzialmente di territori che vive quotidianamente “con un braccio infilato spesso sotto una radice di un albero”, in relazione con le società autoctone e alloctone che li vivono. Da anni si occupa di curare la parte culturale e identitaria della Magnifica Comunità di Fiemme cercando di renderla “un po’ piú punk friendly”.

P. Parenti (they/them/he) persona attiva fra Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna. Impegnat_ in ambito queer, transfemminista e antiabilista, integra nei propri percorsi professionali e creativi la consapevolezza dei privilegi insieme all’esperienza della marginalizzazione, in una prospettiva di riflessione che prova a contribuire a trasformazioni verso culture rigenerative più equivalenti. Con una formazione giuridica, artistica e nella facilitazione di processi partecipativi, lavora da oltre vent’anni in ambiti eterogenei: dalla musica indipendente all’agricoltura, dalla moda alla curatela artistica. È persona cofondatrice del progetto sartoriale les libellules Studio e ha contribuito a realtà ibride come il locale ZOO a Bologna. Attualmente porta avanti una piccola azienda agricola alle pendici del Monte Peller a Cles, in Val di Non. Cura mostre di illustrazione, allestimenti e installazioni anche su larga scala, per festival e brand internazionali, mantenendo uno sguardo intersezionale, indipendente, poetico e politico sulla trasformazione sociale.

Il progetto è sostenuto da Laboratorio di Creatività Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e da Dolomiti Energia.

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Per prenotare la cena a cura di Centrale Fies, scrivi a info@centralefies.it. Costo: 15,00 euro / To book the dinner, write to info@centralefies.it. Price: 15,00 euro

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MONIA BEN HAMOUDA – Solo Show

a cura di / curated by Simone Frangi e Barbara Boninsegna

Monia Ben Hamouda, Installation view from Post Scriptum, solo show by Monia Ben Hamouda at Centre d’Art Contemporain La Ferme du Buisson, Noisiel, France, curated by Thomas Conchou, 2025. Courtesy the Artist, ChertLudde and Selma Feriani, Tunis/London
ph Émile Ouroumov
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La mostra personale di Monia Ben Hamouda dal 16 al 26 luglio, sarà la protagonista della programmazione estiva di Centrale Fies. Un invito ad abitare la complessità, ad accogliere ciò che sfugge alle definizioni e a riconoscere nel linguaggio uno dei luoghi in cui si depositano le eredità che ci attraversano. Perché non tutto chiede di essere spiegato, alcune storie continuano a parlare proprio attraverso ciò che resta irrisolto. Nata a Milano da famiglia tunisina, Monia Ben Hamouda, ha sviluppato negli anni una ricerca che attraversa la storia dell’arte del Medio Oriente e quella dell’Europa occidentale, interrogando il linguaggio come qualcosa di vivo, capace di mutare, spostarsi e generare continuamente nuovi significati. Al centro del suo lavoro c’è l’eredità della calligrafia islamica trasmessa dal padre, non una tradizione da preservare immobile, ma una materia in movimento da cui far emergere nuove forme e nuove possibilità di relazione. Sculture monumentali in acciaio, sabbia e spezie abitano lo spazio espositivo trasformandolo in un paesaggio fatto di segni, odori, colori e presenze. In dialogo con la tradizione dell’aniconismo, che privilegia il testo e l’ornamento rispetto alla rappresentazione figurativa, Ben Hamouda costruisce opere che sfuggono a una lettura univoca. Ispirandosi alla poesia najdita, una forma vernacolare nata nella Penisola Arabica del XVI secolo, immagina il linguaggio come qualcosa che attraversa il tempo e le geografie, si trasforma, migra e resiste. A Centrale Fies le grandi sculture sospese sembrano sottrarsi alla gravità, mentre la sabbia invade parzialmente lo spazio espositivo sottoponendo le opere a un lento processo di trasformazione. Non una rovina, ma un modo perinterrogare il tempo, la stratificazione della storia e le forme attraverso cui le memorie vengono custodite, tramandate o dimenticate.

Monia Ben Hamouda (1991, Milano, Italia) vive e lavora tra al-Qayrawan, Tunisia, e Milano, Italia. Completati gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano), l’artista ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui una fellowship presso l’American Academy in Rome nel 2025; il MAXXI BVLGARI Prize IV nel 2024; il Vordemberge-Gildewart Foundation Grant nel 2024; il Premio Fondazione Merz nel 2024; il Museion Audience Award nel 2024; il Pollock-Krasner Foundation Grant nel 2022; e l’Italian Council per l’Arte Contemporanea nel 2023, 2024 e 2025. Il suo lavoro è stato esposto in diverse istituzioni e biennali internazionali, tra cui: la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia; la 14th Taipei Biennial, Taipei Fine Arts Museum, Taipei; Museo Casa Rusca, Locarno; MUSEION Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, Bolzano; MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma; Istituto Svizzero, Milano; La Casa Encendida, Madrid; Centre d’Art Contemporain La Ferme du Buisson, Noisiel; MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma; Latvian Centre for Contemporary Art, Riga; MUDEC – Museo delle Culture, Milano; Frac Bretagne, Rennes; Kunsthalle Mainz, Magonza; Arge/kunst, Bolzano; Museo Civico di Scienze Naturali, Milano; Alios 16me Biennale d’Art Contemporain, Théâtre Cravey Pavilion, La Teste-de-Bûch; FRAC Corsica, Haute-Corse, Corsica; Villa Datris Foundation, Vaucluse; ChertLüdde, Berlino; Selma Feriani, Tunisi. Attualmente sta preparando le sue mostre personali presso Kanal Centre Pompidou, Bruxelles, e Gasworks, Londra. Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche quali MAXXI, Roma; TBA21 – Thyssen-Bornemisza Art Contemporary Collection, Madrid; Kunsthaus, Zurigo; FRAC Corsica, Haute-Corse, Corsica; FRAC Bretagne, Rennes; Museion, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Bolzano; Collezione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; Collezione Banca d’Italia, Roma; Dalloul Art Foundation, Beirut.

Monia Ben Hamouda’s solo show, running from 16 to 26 July, will be the centrepiece of Centrale Fies’ summer programme. An invitation to inhabit complexity, to embrace what escapes definition, and to recognise language as one of the places where the inheritances that shape us come to rest. Not everything asks to be explained; some stories continue to speak precisely through what remains unresolved. Born in Milan to a Tunisian family, Monia Ben Hamouda has developed a practice that moves between the histories of Middle Eastern and Western European art, approaching language as something alive: capable of shifting, transforming and continuously generating new meanings. At the heart of her work lies the legacy of Islamic calligraphy passed down by her father, understood not as a tradition to be preserved unchanged, but as a living material through which new forms and new possibilities for relation can emerge. Monumental sculptures in steel, sand and spices inhabit the exhibition space, transforming it into a landscape of signs, scents, colours and presences. In dialogue with the tradition of aniconism, which privileges text and ornament over figurative representation, Ben Hamouda creates works that resist singular interpretation. Drawing inspiration from Najdi poetry, a vernacular poetic form that emerged in the Arabian Peninsula during the sixteenth century, she imagines language as something that moves across time and geography, transforming, migrating and enduring. At Centrale Fies, large suspended sculptures appear to defy gravity, while sand partially invades the exhibition space, subjecting the works to a slow process of transformation. This is not a gesture of ruin, but a way of questioning time, the stratification of history, and the forms through which memories are preserved, transmitted, or forgotten.

Monia Ben Hamouda (1991, Milan, Italy) lives and works between al-Qayrawan (Tunisia) and Milan (Italy). With a BFA from the Accademia di Belle Arti di Brera in Milan, the artist has received numerous awards, including an American Academy in Rome Fellowship in 2025; the MAXXI BVLGARI Prize IV in 2024; the Vordemberge-Gildewart Foundation Grant in 2024; the Fondazione Merz Prize in 2024; the Museion Audience Award in 2024; the Pollock-Krasner Foundation Grant in 2022; and the Italian Council for Contemporary Art in 2023-2024-2025. Her work have been exhibited in a number of different institutions and international biennials, including: 61.Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia; 14th Taipei Biennial, Taipei Fine Arts Museum, Taipei; Museo Casa Rusca, Locarno; MUSEION Museum of Modern and Contemporary Art, Bolzano; MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma; Istituto Svizzero, Milan; La Casa Encendida, Madrid; Centre d’Art Contemporain La Ferme du Buisson, Noisiel; MAXXI Museo nazionale d’arte del XXI Secolo in Rome; Latvian Centre for Contemporary Art, Riga; MUDEC – Museum of Cultures, Milan; Frac Bretagne, Rennes; Kunsthalle Mainz, Mainz; Arge/kunst, Bolzano; Museo Civico di Scienze Naturali, Milan; Alios 16me Biennale d’Art, Contemporain Théâtre Cravey Pavilion, La Teste-de-Bûch; FRAC Corsica, Haute-Corse, Corsica; Villa Datris Foundation, Vaucluse; ChertLüdde, Berlin; Selma Feriani, Tunis. She is currently preparing her solo shows at Kanal Centre Pompidou, Brussels and Gasworks, London. Her works are included in public collections such as MAXXI, Rome; TBA21 – Thyssen-Bornemisza Art Contemporary Collection, Madrid; Kunsthaus, Zurich; FRAC Corsica, Haute-Corse, Corsica; FRAC Bretagne, Rennes; Museion, Museum of Modern and Contemporary Art Bolzano, Bozen; Sandretto Re Rebaudengo Collection, Turin; Collezione Banca d’Italia, Rome; Dalloul Art Foundation, Beirut. 

dalle ore/h 14.00 alle ore/to 17.00 – Parco
Eco. assemblea aperta e habitat di pratica di ecologie queer

a cura di P. Parenti e il percorso di ecologie queer di Bagnomaria (Milano)

con Lora Sacchi, Lola Vergani, Andrea Lavorini, Iri Bertanelli, Enya Ruggieri, Ivy Chilelli, Maya Fluss, Anna Zoe Hamm, Mel Ghidini, Sara Fumaça

 immagine: Altari del ristagno, quello che resta (2026), Enya Ruggieri

Per iscriversi e partecipare ai lavori dell’assemblea / To register and participate in the assembly: info@centralefies.it

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Un invito a interrogare insieme ciò che chiamiamo natura, ad attraversarne le contraddizioni e a immaginare molteplici possibili forme di convivenza fra corpi, specie e mondi. Un pomeriggio aperto a tutt_ per esplorare quella zona di pensiero e esperienza dove la fluidità della natura incontra la critica alla normalità dei corpi, dei generi, delle relazioni. Partendo dalle riflessioni emerse nel percorso di ecologie queer dello spazio Bagnomaria di Milano, questa assemblea aperta chiama ad esplorare le ecologie queer come pratica di relazione, autoriconoscimento e trasformazione. Attraverso momenti di confronto collettivo e una costellazione di habitat guidati da persone artiste, ricercatrici e facilitatrici, attraverseremo temi come il rapporto tra umano e non umano, il lutto ecologico, l’ascolto del territorio, le identità più-che-umane, la costruzione di immaginari postnaturali e le forme di alleanza che eccedono la norma. Gli habitat saranno spazi in cui trovare pratiche sonore, momenti di ascolto, esplorazioni del paesaggio, archivi poetici, processi scultorei e forme di relazione che offriranno diversi modi di entrare in dialogo con il vivente. Le persone partecipanti potranno sperimentare un habitat e contribuire alla costruzione di una raccolta collettiva composta da tracce, racconti, immagini, suoni e forme emerse dall’esperienza condivisa. L’assemblea è aperta a tutte le persone indipendentemente dalla familiarità con i temi trattati. Non è richiesta alcuna preparazione specifica, ma disponibilità all’ascolto, alla partecipazione e alla co-creazione.

Ingresso libero, con registrazione consigliata per consentire la migliore organizzazione degli spazi e dei materiali.

Bagnomaria è uno spazio trans queer autogestito a Milano, slegato da logiche di consumo. È un percorso collettivo e in divenire aperto a progettualità individuali e collettive, assemblee, attività sociali e politiche. Eco. prende il nome dall’eco del suono, ciò che ritorna, si propaga e mette in relazione chi emette e chi ascolta. Una voce che non appartiene a un solo corpo ma si diffonde, si trasforma e ritorna diversa. È il nome di una risonanza. Un modo di pensare il vivente come rete di risonanze reciproche, dove umano e non umano, corpo e ambiente, si co-costituiscono continuamente, in una esperienza fatta di relazioni, riflessi e trasformazioni.

An invitation to collectively question what we call nature, to move through its contradictions, and to imagine multiple possible forms of coexistence between bodies, species, and worlds. An afternoon open to everyone, offering the opportunity to explore the space where the fluidity of nature meets a critical reflection on the norms that shape bodies, genders, and relationships. Building on the reflections that emerged through the Queer Ecologies programme at Bagnomaria in Milan, this open assembly invites participants to explore queer ecologies as a practice of relation, self-recognition, and transformation. Through moments of collective discussion and a constellation of habitats facilitated by artists, researchers, and cultural practitioners, we will engage with themes including the relationship between the human and the more-than-human, ecological grief, listening to the territory, more-than-human identities, the construction of post-natural imaginaries, and forms of alliance that exceed normative frameworks. The habitats will offer spaces for sonic practices, moments of listening, landscape explorations, poetic archives, sculptural processes, and relational encounters, providing different ways of entering into dialogue with the living world. Participants will be able to experience one habitat and contribute to the creation of a collective archive composed of traces, stories, images, sounds, and forms emerging from the shared experience. The assembly is open to everyone, regardless of their familiarity with the themes explored. No prior knowledge or preparation is required—only a willingness to listen, participate, and co-create.

Free admission. Registration is recommended to ensure the best possible organisation of the spaces and materials.

Bagnomaria is a self-managed trans and queer space in Milan, independent of consumerist logics. It is a collective, evolving process that welcomes both individual and collective initiatives, assemblies, and social and political activities. Eco takes its name from the echo of a sound: something that returns, reverberates, and creates a relationship between the one who speaks and the one who listens. A voice that belongs to no single body, but spreads, transforms, and comes back changed. It is the name of a resonance—a way of thinking about the living world as a network of mutual resonances, where human and more-than-human, body and environment, continually co-constitute one another in an experience shaped by relationships, reflections, and ongoing transformation.

ore/h 17.30 – Parco
tavolo di lavoro con Pierangelo Giacomuzzi e Gianluca D’Incà Levis

Frèl 3.0 – rich bitch

ph Pierangelo Giacomuzzi

FREE ENTRY

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Come si destabilizzano in maniera costruttiva consolidati eventi culturali e riti ormai cristallizzati dal filtro delle apt in un contesto montano ad ormai bassa digeribilità per i locals? Come si fa a far emergere la cultura locale in un panorama iperturistico che ne plagia la genuinità e ne svuota il senso? Come si crea il limite tra la svendita di identità e l’offerta culturale destinata a terzi? Dove inizia l’adattabilità? E dove deve finire? Queste sono solo alcune delle domande alla quale cercheremo di dare risposta attraverso l’esperienza ormai consolidata,e lontana anni luce dalla comfort zone, di Gianluca D’Inca Levis, direttore di DC (no, non c’entra niente Andreotti), Dolomiti Contemporanee: spazi dedicati all’ ipersensibilità culturale contemporanea alle pendici delle piú belle montagne del mondo.

Gianluca D’incà Levis è ideatore e curatore di Dolomiti Contemporanee e direttore del Nuovo Spazio di Casso. A partire dal 2010, ha avviato una serie di progetti curatoriali e di riflessioni che mettono in relazione l’arte contemporanea, il recupero di spazi industriali o civili dismessi, e la montagna. Centrale l’idea di produrre immagini rinnovative, operando su ambiente naturale e paesaggio in modo critico e proiettivo, e rifiutandone le letture stereotipe. La pratica di Dolomiti Contemporanee, sperimentale ed innovativa, alimenta una riflessione che tocca ed integra tra loro gli ambiti d’arte contemporanea, cultura d’innovazione, Paesaggio e Patrimonio, imprese creative, rebranding, rigenerazione e riuso, alpinismo culturale.
Nel 2013 ha ideato e avviato il Concorso Artistico Internazionale Two Calls for Vajont Nel 2014 ha ideato e avviato ProgettoBorca, sull’ex Villaggio Eni di Corte di Cadore. Nel 2014 ha svolto attività di ricerca ricerca presso il Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, sul tema: L’imprenditorialità culturale e le industrie creative come fattori di sviluppo locale. Branding dei territori e rigenerazione creativa. Ripensare la natura e il paesaggio industriale attraverso l’arte contemporanea.

How can long-established cultural events and rituals, now largely crystallized through the lens of local tourism boards, be constructively destabilized in a mountain region that has become increasingly difficult for local communities to relate to? How can local culture re-emerge within a hyper-touristic landscape that appropriates its authenticity while gradually emptying it of meaning? Where is the line between the commodification of identity and the creation of cultural offerings for outsiders? Where does adaptability begin? And where should it end? These are just some of the questions we will attempt to address through the long-standing experience—light-years away from any comfort zone—of Gianluca D’Incà Levis, director of DC (no, nothing to do with Andreotti), Dolomiti Contemporanee: spaces dedicated to the hypersensitivity of contemporary culture at the foot of the most beautiful mountains in the world.

Gianluca D’Incà Levis is the founder and curator of Dolomiti Contemporanee and the director of Nuovo Spazio di Casso. Since 2010, he has developed a series of curatorial projects and critical reflections that bring together contemporary art, the recovery and reactivation of abandoned industrial and civic sites, and mountain territories. Central to his work is the idea of producing renewed imaginaries by engaging critically and proactively with the natural environment and landscape, while rejecting stereotypical interpretations of both. The experimental and innovative practice of Dolomiti Contemporanee fosters a reflection that connects and integrates contemporary art, innovation culture, landscape and heritage, creative enterprises, territorial rebranding, regeneration and adaptive reuse, and what D’Incà Levis defines as “cultural mountaineering.” In 2013, he conceived and launched the international art competition Two Calls for Vajont. In 2014, he initiated ProgettoBorca, centred on the former Eni Village in Corte di Cadore. Also in 2014, he conducted research at the Ca’ Foscari University of Venice on the topic: Cultural entrepreneurship and the creative industries as drivers of local development. Territorial branding and creative regeneration. Rethinking nature and the industrial landscape through contemporary art.

ore/h 18.30 – Parco

talk con Stefania Santoni e Chiara Tagliaferri

Sorellanza. Genealogie della cura

immagine: Ildegarda von Bingen

FREE ENTRY

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Stefania Santoni invita Chiara Tagliaferri a conversare attorno ai temi della sorellanza, delle genealogie femminili, delle relazioni che resistono alle crepe reinventandosi continuamente e delle forme di cura che attraversano corpi, parole e vite. L’incontro nasce all’interno di un progetto di ricerca e narrazione sviluppato per Centrale Fies costruito attraverso dodici interviste a sorelle molto diverse tra loro per età, esperienze e percorsi di vita. Una costellazione di voci che intreccia femminismo, amore, autonomia, corpi, comunità e desiderio di immaginare modi più abitabili di stare insieme. A partire da queste conversazioni intime e politiche insieme, il dialogo proverà ad attraversare il significato contemporaneo della sorellanza intesa non come ideale astratto, ma come pratica concreta di presenza, ascolto e trasformazione reciproca.

Chiara Tagliaferri è un’autrice italiana. Ha lavorato come autrice di trasmissioni radiofoniche di successo per Radio2. Ha collaborato al Festival “L’Eredità delle Donne” diretto da Serena Dandini e collabora con Storielibere.fm, la piattaforma di narrazioni audio online. Nel 2019 per Mondadori pubblica Morgana insieme a Michela Murgia, a cui seguono nel 2021 Morgana. L’uomo ricco sono io e nel 2024 Morgana. Il corpo della madre.

Stefania Santoni invites Chiara Tagliaferri to engage in a conversation around themes of sisterhood, female genealogies, relationships that endure through fractures by continuously reinventing themselves, and forms of care that move across bodies, words, and lives. The encounter emerges from a research and storytelling project developed for Centrale Fies, built through twelve interviews with sisters of different ages, backgrounds, and life experiences. A constellation of voices weaving together feminism, love, autonomy, bodies, communities, and the desire to imagine more livable ways of being together. Starting from these intimate and political conversations, the dialogue will explore the contemporary meaning of sisterhood—not as an abstract ideal, but as a concrete practice of presence, listening, and mutual transformation.

Chiara Tagliaferri is an Italian author. She worked as a writer for several successful radio programmes on Radio2. She collaborated with the festival L’Eredità delle Donne, directed by Serena Dandini, and currently collaborates with Storielibere.fm, an online audio storytelling platform. In 2019, she published Morgana with Mondadori together with Michela Murgia. This was followed by Morgana. L’uomo ricco sono io in 2021 and Morgana. Il corpo della madre in 2024.

dalle ore/from h 20.00 – Parco
Yasmine Khalify – dj set

ph courtesy the artist
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Yasmin Khalify (membro fondatore di spazioama), DJ italo-tunisina, esplora sonorità ambient, downtempo, funk, techno, electro e house. Le sue selezioni sono fortemente influenzate dal sound di Detroit, arricchite da sonorità elettroniche britanniche degli anni ’90 e produzioni italiane classiche.

Yasmin Khalify, (founding member of spazioama) Italian-Tunisian DJ explores between ambient, downtempo, funk, techno, electro and house. Her selections draw strongly from the Detroit sound, layered with influences from 90s UK electronics and classic Italian productions.

Curiosità e info sull’accessibilità degli spazi : +39 3312545825